Partita IVA per il medico libero professionista: una guida completa (foto Ansa)
I medici che esercitano la propria attività in maniera autonoma possono scegliere liberamente tra due regimi fiscali: quello forfettario e quello ordinario.
In materia di adempimenti fiscali, i medici soggetti alla base imponibile forfettaria devono tenere un registro citato e siglato dal servizio di controllo all’importazione in cui segnalano le entrate e le spese giornaliere. Il reddito è tassato all’80% del loro fatturato, tasse incluse.
Per quanto riguarda gli adempimenti fiscali, i medici soggetti al regime reale sono tenuti a tenere la contabilità semplificata secondo le regole di sostanza e di forma dettate dal sistema contabile delle imprese. La seconda possibilità è affidarsi a un professionista del settore, il dottore commercialista che se ne occupi.
In termini di IVA questi stessi medici sono soggetti a un’aliquota IVA del 7% su tutti i loro servizi IVA esclusa. Potranno così detrarre l’IVA sugli acquisti di beni e servizi che riguardano direttamente le loro attività.
Il medico autonomo può detrarre l’assicurazione per liberi professionisti di responsabilità civile nel conto economico.
Nel nostro Paese, molti medici e operatori sanitari lavorano stabilmente in cliniche, ospedali e centri, ma non risultano iscritti come dipendenti a carico. Al contrario, le istituzioni richiedono loro di emettere una fattura ogni mese per riscuotere i servizi. Il tipo di fatturazione dipenderà principalmente dal livello di reddito di ciascun professionista. I lavoratori con stipendi medi o bassi hanno la possibilità di fatturare come monotributisti.
Nel caso in cui il professionista sanitario svolga la propria attività di lavoratore autonomo, il numero delle spese che può detrarre dal reddito viene esteso rispetto alle franchigie quando lavora per conto terzi (autonomo), con la possibilità di includere le seguenti spese:
• Spese di locazione dell’immobile in cui è installata la richiesta;
• Costi di riparazione e conservazione;
• Servizi professionali come consulenti fiscali, avvocati, notai, ecc;
• Premi assicurativi;
• Tasse fiscalmente deducibili: l’imposta sulle attività economiche, o l’aliquota dei rifiuti;
• Oneri finanziari: interessi su prestiti e crediti, spese per sconto cambiali, addizionali per pagamento differito debiti, interessi di mora per pagamenti differiti all’erario; Non saranno inclusi quelli derivatidall’utilizzo di capitale proprio;
• Altre spese deducibili: l’acquisto di libri, abbonamenti a riviste, spese per la partecipazione a congressi, corsi o convegni legati all’attività, compensi per associazioni di categoria, enti e camere e premi di assicurazione sanitaria autonomi con un massimo di 500 euro a persona;
• Accantonamenti deducibili e spese di difficile giustificazione: per i lavoratori autonomi in regime di stima diretta semplificata verrà automaticamente applicato il 5% del reddito netto;
• Ammortamento.
Nel caso in cui il professionista sanitario svolga l’attività presso la propria abitazione, le spese per forniture saranno deducibili nell’importo risultante dall’applicazione del 30 per cento della proporzione esistente tra i metri quadrati dell’abitazione destinata all’attività rispetto alla sua superficie totale, salvo percentuale superiore o inferiore.