Perché crediamo alle “stronzate”? Le otto regole per costruirle

ROMA – Dianetics, testo di riferimento per gli adepti di Scientology, sostiene che il cancro può essere curato con la forza della mente. Mesi fa il tribunale di Rimini ha condannato il ministero della Sanità sostenendo che il vaccino contro il morbillo causa autismo. Cosa che per la società di Pediatria è “un falso scientifico”. In un saggio appena arrivato in libreria di una ex spia del Kgb (“L’impero invisibile: la vera cospirazione di chi governa il mondo“) si legge: “Perché l’Impero sta distruggendo il sistema finanziario mondiale? L’élite lo sa. David Rockfeller lo sa. I re e le regine di tutto il mondo lo sanno”.

Pochi esempi, ma ben confezionati, a dimostrazione di un teorema: la “stronzata” piace. Ha appeal, insomma, si fa leggere e finisce che ci si crede pure. E siccome la stronzata è un fenomeno costante e pervasivo, se ne creano di continuo e sono ovunque, uno studioso inglese ha deciso di dedicare all’argomento un saggio ad hoc: “Believing bullshit”, di Stephen Law, professione filosofo. Con una conclusione schock: alla stronzata non credono solo gli ingenui. Ma anche persone colte e istruite, basta vedere il successo di teorie come “l’Olocausto non è mai esistito”.

Law è riuscito anche a stilare le 8 regole per confezionare “stronzate” di sicuro successo. Uno: giocare col mistero. Ragione e scienza in questo modo cadono subito fuori gioco e non c’è argomentazione che tenga. Perché “la scienza non è in grado di spiegare tutto”. Due: usare le false accuse. Non danneggiano il bersaglio ma creano scompiglio. Tre: usare scetticismo e relativismo per distruggere qualsiasi posizione. Quattro: cambiare le regole in corsa, spostare il campo semantico della discussione. Cinque: mai giustificarsi. Le convinzioni sono verità rivelate, non bisogna dare dettagli: “Lo so e basta”. Sei: i non sense suggestionano e funzionano. Ma soprattutto: non spiegano nulla, come le banalità e le falsità. Sette: fornire aneddoti, danno un’aura di veridicità senza dare alcuna dimostrazione scientifica. Otto: il lavaggio del cervello. L’interlocutore va isolato, controllato, reso incerto ed emotivamente instabile.

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Elisa D'Alto