ROMA – Accertare se David Mariani, il tabaccaio di Aprilia che nell'agosto del 2008 uccise un giovane rapinatore, era capace d'intendere e volere al momento del fatto. E' l'incarico che la I Corte d'assise d'appello di Roma ha deciso di affidare al psicopatologo forense e criminologo Maurizio Marasco. Il 16 giugno il conferimento dell'incarico. Nove anni e quattro mesi di carcere, nel maggio dello scorso anno, furono inflitti dalla Corte d'assise di Latina a David Mariani per omicidio volontario. Gli si contestava di aver ucciso un romeno di 21 anni, Daniel Margineanu, nel mentre stava fuggendo dopo aver rubato alcune stecche di sigarette. Fu lo stesso tabaccaio a ricostruire quanto accaduto quella notte. Disse di essere stato svegliato dai rumori che provenivano dal negozio sotto la sua abitazione e di aver notato dall'impianto a circuito chiuso che all'interno c'erano due ladri. Provo' a uscire di casa ma la porta era stata bloccata con filo elettrico; dal balcone vide alcune persone alle quali urlo' di andar via. Non ottenendo risposte, imbraccio' il suo fucile da caccia e sparo' in aria. Per tutta risposta, i malviventi minacciarono lui e la sua famiglia. A quel punto Mariani ricarico' l'arma e apri' il fuoco con l'intento di far fuggire i rapinatori. Dopo essere riuscito ad aprire la porta di casa, in strada si accorse che uno dei rapinatori era morto. I malviventi avevano programmato il 'colpo' nei minimi dettagli; tant'e' che avevamo messo di traverso sulla strada alcuni pesanti vasi di fiori per impedire il passaggio delle forze dell'ordine. La richiesta di perizia psichiatrica e' stata fatta in appello dai difensori di Mariani, gli avvocati Gianantonio Minghelli e Maria Leli, i quali hanno gia' nominato Stefano Ferracuti come loro consulente; anche la parte civile (i familiari della vittima), con l'avvocato Eugenio Zini, ha nominato consulente Laura Volpini. Davanti alla sede giudiziaria romana si sono radunati un centinaio di iscritti alla Federazione Italiana Tabaccai, in segno di solidarieta' al collega sotto processo. Tutti hanno tenuto a precisare che il loro sit-in non ha avuto la finalita' di creare ''pressione'', ma solo di ''sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della sicurezza e sui pericoli che vivono giornalmente''.
