Perizia su Eluana: “Danno irreversibile, non poteva svegliarsi”

Eluana Englaro

Il cervello di Eluana Englaro non poteva riemergere dallo stato vegetale, il coma della ragazza sarebbe stato persistente, non si sarebbe mai risvegliata. A parlare sono gli esami encefalici, disposti dalla Procura di Udine nel maggio scorso.

Il danno irreversibile di cui parlavano gli avvocati di quella giovane diventata donna ferma in un letto per diciassette anni, dopo un incidente stradale avvenuto nel gennaio del 1992, ora è stato confermato: lesioni, atrofie, danni al talamo, al corpo calloso, ai due emisferi. Il 9 febbraio scorso Eluana si è spenta per morte naturale, dopo la sospensione della nutrizione artificiale per cui si è battuto il padre Beppino.

Dopo cinque mesi di lavoro i neurologi Fabrizio Tagliavini, primario al Carlo Besta di Milano, e Raffaele De Caro, docente all’Università di Padova; i periti di parte, Stefano Pizzolitto e Felice Giangaspero; e gli esperti della Procura friulana guidati da Carlo Moreschi, hanno preparato la perizia, che sarà consegnata nei prossimi giorni al procuratore capo Antonio Biancardi.

Quando arrivò in terapia intensiva,  il 18 gennaio 1992, la diagnosi dei medici fu: «Coma e paraplegia in trauma cranico midollare». Da allora Eluana non si è mai svegliata, respirava solo con le macchine ed era alimentata artificialmente, fino alla morte alla clinica La Quiete di Udine.

I risultati della perizia encefalica, dunque, mettono definitivamente a tacere le polemiche del mondo cattolico e di gran parte del mondo politico sull’eventualità di interrompere la nutrizione e l’idratazione che hanno aperto anche un dibattito sul testamento biologico.

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