Pigneto, Roma: “Cannabis social club” contro lo spaccio

Pigneto, Roma: “Cannabis social club” contro lo spaccio

ROMA – Un “cannabis social club” contro lo spaccio: è l’idea del comitato di quartiere del Pigneto per contrastare la diffusione dello spaccio in strada nella zona pedonale del Pigneto. Un’idea che si ispira al modello che è stato lanciato in Spagna, dove ci sono quasi 400 club, riducendo la densità dei pusher in strada.

Cosa sono i “cannabis social club”? Si tratta di associazioni senza scopo di lucro fra fumatori di marijuana, che in Spagna sono legali dal 2012, ma hanno una normativa molto più severa rispetto ai coffee-shop olandesi. Scrive Lorenzo De Cicco sul Messaggero:

Intanto non si vende e non si compra droga: ma il cliente si reca nell’associazione, paga una quota di iscrizione e riceve la tessera di membro, divenendo così un socio. Da quel momento, dopo essere stato schedato, dichiara quanta cannabis intende consumare periodicamente. E il club provvede a fornirgliela. Una sorta di accordo tra “consumatori” in cui nessuno, almeno in teoria, trae profitto. Anche perché gli statuti dei club obbligano a investire tutti i proventi, al netto delle spese, in servizi sociali o di assistenza.
Anche in Italia qualcosa si muove. A gennaio ha aperto a Racale, nel Salento, il primo social club cannabis legale, anche se a scopo terapeutico, non ricreativo. Ed entro fine anno, con l’appoggio legale dell’associazione anti-proibizionista Encod altri club sono pronti a registrarsi all’Agenzia delle Entrate.

L’idea del Comitato di quartiere del Pigneto è stata proposta al Comune di Roma durante una riunione alla quale erano presenti il vicesindaco Luigi Nieri, membri della segreteria del sindaco Marino, forze dell’ordine e dirigenti dell’Ama.

È lui (Luigi Nieri, ndr) che, interpellato, dà una prima benedizione al progetto. «Mi sembra uno strumento interessate per combattere le narco-mafie. Per metterlo in pratica però serve un passaggio a livello nazionale, mi auguro che il governo affronti la questione». Dello stesso parere il presidente del V Municipio Giammarco Palmieri. «Non si tratta di una provocazione. Questo progetto, se ben regolato, potrebbe annientare il business degli spacciatori. Ovviamente va ancorato a un programma sociale più ampio. Ne discuteremo al prossimo tavolo di confronto di novembre, perché abbiamo capito che gli interventi delle forze dell’ordine non bastano nè si può pensare di militarizzare la zona per sempre. Servono altre soluzioni».

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