Nel carcere di Pozzuoli il caffè lo fanno le detenute: sono in dieci e producono la mitica bevanda nera decantata anche da Fabrizio De André in “Don Raffaè”.
La miscela speciale si chiama Caffè Lazzarelle, fatta di chicchi pregiti. L’iniziativa è il frutto di un progetto finanziato dall’assessorato alle Politiche Sociali della Regione Campania e organizzato dalle associazioni ‘Il Pioppo’, ‘Giancarlo Siani’ e dalla cooperativa ‘Officinae Ecs’.
La speciale miscela è il frutto di una selezione effettuata tra le migliori produzioni coltivate in Brasile, Costa Rica, Colombia, Guatemala, India e Uganda. Nei locali dell’ istituto penitenziario di Pozzuoli le dieci detenute tostano, seguono le fasi di asciugatura, macinano il caffè e si occupano della manutenzione dei macchinari.
«Caffè Lazzarelle – ha sottolineato l’assessore regionale al Welfare Alfonsina De Felice rivolgendosi alle detenute – è un’ ottima miscela per evitare di ricadere nella devianza e guadagnare in dignità attraverso il lavoro; offre un’ opportunità di formazione e crescita professionale che abbassa il rischio di recidiva, inserisce in una filiera produttiva sana che dovrà allargarsi prevedendo una commercializzazione affidata ad una cooperativa sociale di cui potranno fa parte le detenute coinvolte nel progetto».
Impacchettato in confezioni da 250 grammi dai colori rosa e argento, il caffè Lazzarelle è per la direttrice del carcere Stella Scialpi una «straordinaria opportunità di lavoro qualificato in carcere che ha come simbolo una bevanda che mette in relazione le persone».
