PRATO – Prato, imbrogli cinesi: 80mila false buste paga in mille aziende della città toscana. Complici dei consulenti italiani. Obiettivo: dimostrare stipendi sufficienti al mantenimento in modo da ottenere permessi di soggiorno destinati a centinaia e centinaia di lavoratori arrivati dalla Repubblica Popolare, informa il Sole 24 Ore.
L’inchiesta era scattata due anni fa e ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di venti persone, 17 imprenditori cinesi nel settore dell’abbigliamento e tre contabili-consulenti italiani. Gli indagati sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, false dichiarazioni sull’identità, violazioni delle leggi sull’immigrazione, falso bancario (per aver preparato la falsa documentazione che è poi servita ad ottenere le linee di credito).
A fornire le buste-paga falsificate erano tre italiani (il titolare di uno studio di elaborazione dati e due consulenti del lavoro) che, secondo l’accusa, suggerivano agli imprenditori cinesi come aggirare le normative e i controlli.
Gli imprenditori cinesi usavano poi le false buste paga (che dichiaravano stipendi sufficienti al sostentamento economico richiesto per ottenere il permesso di soggiorno) per presentare le pratiche all’ufficio immigrazione della Questura, ma poi, quando dovevano mostrarle all’Agenzia delle Entrate, le sostituivano con altre di importo assai inferiore.
Inoltre quasi mai il titolare delle mille aziende cinesi controllate è risultato reperibile. Nella maggior parte dei casi si è arrivati solo a dei prestanome.