ROMA – ''Chi non sa ascoltare le persone – che non sono certo il Paese 'peggiore' – oggi si candida solo a ricevere altre sberle. Metaforiche, s'intende. Ma non per questo meno pesanti''. Così il quotidiano cattolico Avvenire commenta oggi l'episodio in cui il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha definito alcuni precari della pubblica amministrazioni ''l'Italia peggiore''.
''Le contestazioni agli esponenti politici sono non di rado dure, in passato ve ne sono state pure di violente – scrive il quotidiano della Cei in un corsivo non firmato, quindi attribuibile alla direzione -. Ma i timori, legittimi, che possano accadere non giustificano gli insulti e le fughe sdegnate di fronte a semplici domande''.
Secondo Avvenire, ''per un politico la capacità di ascolto è una delle prime virtù da coltivare. Per un ministro, poi, è addirittura un dovere''. Per il giornale dei vescovi, comunque, ''ora gli insulti che a sua volta il ministro riceve su internet sono parimenti criticabili''. Ma il consiglio che rivolge a Brunetta è che ''anziché insistere nell'errore, meglio scusarsi e aprirsi al confronto. Questa si' sarebbe un'Italia migliore''.