ROMA – Cominciano le arringhe difensive nel processo di appello Ifil-Exor per il comunicato alla Borsa del 24 agosto 2005. L’accusa – Procura generale e Consob – l’ha definito falso perché non conteneva alcun riferimento all’operazione di equity swap fra Merrill Lynch e la Exor lussemburghese, completata da Ifil e che consentì a quest’ultima, dal 15 settembre successivo, di mantenere il controllo di Fiat in vista della scadenza del prestito convertendo con un pool di banche per 3 miliardi di euro.
Emanuela Di Lazzaro, avvocato di Consob parte civile a Torino, ancora ieri ha sottolineato che il comunicato era un modo per “depistare” il mercato. “La cultura del sospetto”, ha risposto nella sua arringa l’avvocato Marco Ferrero, difensore di Gianluigi Gabetti, “ha permeato la ricostruzione dell’accusa”.
L’avvocato difensore Michele Briamonte ha invece giocato come carta difensiva la testimonianza di Claudio Salini, dirigente Consob, al pm Giancarlo Avenati Bassi, il 22 febbraio 2006: “Noi avevamo capito che l’intermediario finanziario cui aveva fatto riferimento Grande Stevens (colloquio in Consob dell’11 agosto 2005) era Merrill Lynch. Sapevamo che la banca era storicamente vicina al Gruppo Agnelli e che aveva dichiarato il superamento della soglia del 2% nell’acquisto di azioni Fiat”.