Procura di Tolmezzo sequestra cantiere del Tribunale: non è sicuro

Il cantiere infinito di piazza XX Settembre a Tolmezzo, dopo un anno è stato sottoposto a sequestro giudiziario.  La Procura di Tolmezzo, e in particolare il pubblico ministero Alessandra Burra, infatti, ha disposto il sequestro probatorio del cantiere ipotizzando a carico della ditta sub-appaltatrice macedone l’omissione colposa di cautele antinfortunistica. Contestualmente la Procura ha anche chiesto al gip il sequestro preventivo del cantiere stesso.

Intanto i sigilli sono stati apposti. I lavori dell’ennesimo lotto si sono fermati. E soprattutto si è verificato un caso curioso: la Procura ha sequestrato la “casa” dei colleghi del Tribunale. Del resto, però, almeno stando all’accusa, la dottoressa Burra non ha avuto scelta. Era da tempo infatti che gli inquirenti avevano messo gli occhi su quel cantiere e in particolare sulla ditta macedone, che dalla Eurocos di Monfalcone aveva avuto in sub-appalto i cantieri del Tribunale.

Si tratta di opere appaltate dal Comune di Tolmezzo per circa 800 mila euro e che prevedono sia il consolidamento statico e antisismico degli uffici nonchè i lavori di consolidamento dei rivestimenti esterni, dei serramenti e della copertura degli uffici giudiziari. Si tratta di un cantiere complesso in quanto diversi uffici sono stati spostati nella nuova ala (quella che si affaccia su Piazza Centa) e poi, proprio a causa dei cantieri, è stato, ad esempio, necessario apportare delle modifiche “ad hoc” all’impianto di sorveglianza e a quello di condizionamento.

Il cantiere, però, partito nell’ottobre del 2008 e che avrebbe dovuto chiudersi lo scorso settembre, secondo la Procura, che si è avvalsa della consulenza dei tecnici dell’Azienda sanitaria 3 “Alto Friuli”, aveva delle falle. I tecnici, infatti, in seguito a diversi appostamenti e verifiche, hanno rilevato come l’impresa macedone non rispettasse le norme anti-infortunistica. Di qui l’azione della magistratura che ha deciso di porre fine ai rischi cui erano ogni giorno sottoposti gli operai provvedendo a un sequestro probatorio. Combattere il dilagante fenomeno delle morti sul lavoro, del resto, significa anche fare prevenzione. Ed anche un sequestro disposto dai magistrati nei confronti “della casa” dei colleghi vuole dire fare prevenzione

a oltre un anno i tolmezzini passando in piazza XX Settembre, il cuore della città, si sono abituati a convivere con quei tubi innocenti, quelle reti che avvolgono il Tribunale, quelle gru in azione.

Ora però quel cantiere, il cantiere infinito lo chiamano a Tolmezzo per la complessità dell’opera, dato in sub-appalto a un ditta macedone è sottoposto a sequestro giudiziario. La Procura di Tolmezzo, e in particolare il pubblico ministero Alessandra Burra, infatti, ha disposto il sequestro probatorio del cantiere ipotizzando a carico della ditta sub-appaltatrice l’omissione colposa di cautele antinfortunistica.

Contestualmente la Procura ha anche chiesto al Gip il sequestro preventivo del cantiere stesso. Intanto i sigilli sono stati apposti. I lavori dell’ennesimo lotto si sono fermati. E soprattutto si è verificato un caso curioso: la Procura ha sequestrato la “casa” dei colleghi del Tribunale. Del resto, però, almeno stando all’accusa, la dottoressa Burra non ha avuto scelta.

Era da tempo infatti che gli inquirenti avevano messo gli occhi su quel cantiere e in particolare sulla ditta macedone, che dalla Eurocos di Monfalcone aveva avuto in sub-appalto i cantieri del Tribunale. Si tratta di opere appaltate dal Comune di Tolmezzo per circa 800 mila euro e che prevedono sia il consolidamento statico e antisismico degli uffici nonchè i lavori di consolidamento dei rivestimenti esterni, dei serramenti e della copertura degli uffici giudiziari.

Si tratta di un cantiere complesso in quanto diversi uffici sono stati spostati nella nuova ala (quella che si affaccia su Piazza Centa) e poi, proprio a causa dei cantieri, è stato, ad esempio, necessario apportare delle modifiche “ad hoc” all’impianto di sorveglianza e a quello di condizionamento. Il cantiere, però, partito nell’ottobre del 2008 e che avrebbe dovuto chiudersi lo scorso settembre, secondo la Procura, che si è avvalsa della consulenza dei tecnici dell’Azienda sanitaria 3 “Alto Friuli”, aveva delle falle.

I tecnici, infatti, in seguito a diversi appostamenti e verifiche, hanno rilevato come l’impresa macedone non rispettasse le norme anti-infortunistica. Di qui l’azione della magistratura che ha deciso di porre fine ai rischi cui erano ogni giorno sottoposti gli operai provvedendo a un sequestro probatorio.

Combattere il dilagante fenomeno delle morti sul lavoro, del resto, significa anche fare prevenzione. Ed anche un sequestro disposto dai magistrati nei confronti “della casa” dei colleghi vuole dire fare prevenzione

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