ROMA – E’ la lingua ufficiale della Chiesa, in latino sono gli scritti dei Padri, i testi dei Concili, i libri liturgici.. eppure sono sempre più i giovani preti e diversi vescovi che non lo capiscono. A segnalare il problema è il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Consiglio di Cultura nonché della nuova Pontificia Accademia di Latinità, inaugurata sabato da Benedetto XVI. Nel discorso inaugurale della nuova accademia vaticana, il Papa ha detto che “la Chiesa è da duemila anni custode e promotrice del latino nel mondo”. Allo stesso modo per il cardinale nella lingua latina sono iscritti “la storia e il patrimonio dell’Occidente”. Ecco allora che appare quanto mai urgente recuperarla.
In un’intervista al Corriere della Sera, Ravasi spiega che non è solo colpa della Chiesa, c’è un problema generale degli studi umanistici:
Del resto una volta per studiare teologia nei seminari si doveva venire dal liceo classico e poi non è stato più così, i corsi integrativi non sono bastati, bisogna fare di più”.
Ma non basta studiare, bisogna fare di più:
Lo sa che in Finlandia esiste un quindicinale per ragazzi in latino? Perché il latino ha una funzione formativa. L’inglese parlato, non dico quello alto, è una semplificazione, quasi un “twitteraggio” del pensiero. Mentre il latino ha una forte impronta razionale, la costruzione dei casi, i verbi, la consecutio temporum… Per questo lo si vuole riproporre ai giovani.
E se qualcuno insinuerà che tutto questo latino fa tanto Chiesa preconciliare, pazienza: “Lo so, purtroppo. Se si vuole c’è un recupero del passato e del suo patrimonio, ma non reazionario né sterile”.
