ROMA – "Mi inchino di fronte alla volontà dei cittadini, ma ritengo sia grave per l'Italia rinunciare alla possibilità di far fronte alla futura insufficienza energetica anche con il nucleare". Così, in una intervista alla Stampa, l'oncologo Umberto Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo il quale sul voto ha pesato "l'onda emotiva" del dopo Fukushima che ha impedito "una campagna informativa equilibrata sui rischi reali del nucleare".
Ad esempio, sottolinea, "nessuno ha riportato che l'incidente ha causato soltanto due morti e non per irradiazione, e che molto probabilmente non ne causera' altri in futuro", mentre "il crollo della diga per la produzione di energia elettrica, sempre in Giappone, ha provocato migliaia di vittime".
E ora l'oncologo teme "che la ricerca italiana, già proiettata sulla fusione nucleare si fermerà : e sappiamo che senza ricerca non c'è futuro. Il timore è che l'Italia finisca per essere un'appendice turistica del mondo avanzato".
Peraltro, aggiunge, "la decisione tedesca" di fermare le centrali entro 12 anni "non è stata presa nè dalla popolazione ne' dal parlamento. E' un atto del governo. Ma bisogna ricordare che il governo di allora aveva fatto lo stesso annuncio dopo Cernobyl e poi non lo ha mai attuato".
