REGGIO EMILIA, 14 GIU – Non il gesto di un folle o un teppista, ma le modalita' di esecuzione alimentano sospetti sul possibile coinvolgimento della criminalita' organizzata: lo ha fatto sapere la Prefettura di Reggio Emilia in merito all' attentato al locomotore delle Ferrovie Emilia-Romagna (Fer) avvenuto nella notte tra sabato e domenica nello scalo di Dinazzano di Casalgrande. Qualcuno si era introdotto nell'area e aveva messo in moto il locomotore, per poi lanciarlo a forte velocita' contro un convoglio fermo in un capannone. Ingenti i danni (oltre un milione), ma nessun ferito; fortunatamente in quel momento le guardie giurate non passavano nel retro del capannone sfondato.
Le indagini avviate dai carabinieri prevedono l'esame della scatola nera del locomotore e si studieranno le immagini dell' ingresso dello scalo ferroviario, dove e' installata una telecamera. Lanfranco Fradici, presidente della Dinazzano Po, la societa' che gestisce lo scalo, ha negato di aver mai ricevuto minacce o segnalazioni improprie dalla criminalita' organizzata. Secondo la Prefettura, pero', ''l'elevata gravita' del fatto, le modalita' di esecuzione che hanno evidenziato la particolare competenza di chi ha messo in funzione e utilizzato la locomotiva, la conoscenza dei luoghi, un'arrogante volonta' provocatoria nell'ostentazione e visibilita' dell'azione e delle sue conseguenze, rendono palese una forte valenza intimidatoria nel gesto criminale''.
Sulla vicenda la Prefettura ha riunito le forze dell'ordine e i dirigenti di Fer. Sono state anche individuate misure di sicurezza, alcune gia' in fase di applicazione, per garantire l' area da intrusioni esterne, compresa la videosorveglianza. Anche la vigilanza periodica con guardie giurate e' stata sostituita con una vigilanza fissa.