Ricariche del telefonino o anche solo passaggi in auto in cambio di favori sessuali. Un intreccio tra piccoli regali e favori sessuali tra una quattordicenne di una frazione alle porte di Ravenna, e alcuni anziani del posto, con i genitori della ragazzina che sapevano.
E’ il quadro accusatorio che ha portato a una condanna in rito abbreviato a quattro anni di carcere per violenza sessuale per un pensionato di 76 anni finora incensurato, a suo tempo arrestato dalla squadra Mobile e ancora oggi ai domiciliari (la Procura di Ravenna aveva chiesto per lui cinque anni).
Il Giudice per l’udienza preliminare Monica Galassi, dopo avere escluso ogni attenuante, ha concesso alla parte civile – l’avvocato Christian Biserni che, per conto dei Servizi Sociali, tutela la ragazzina – 10 mila euro di provvisionale rimandando l’eventuale esatta quantificazione del risarcimento del danno alla sede civile.
Per il secondo imputato nello stesso procedimento – un pensionato di 75 anni incensurato, mai arrestato per questa vicenda e difeso dall’avvocato Giacomo Foschini – le parti hanno concordato un patteggiamento a un anno e mezzo di carcere (pena sospesa) con riconoscimento delle attenuanti generiche e dell’attenuante speciale per lieve entità del fatto (gli era stato contestato un solo episodio di palpeggiamento di seno).
I legali del settantaseienne – avvocato Andrea Maestri e Gerardo Grippo – hanno contestato l’attendibilità delle versioni fornite dalla ragazzina, oltre all’entità e il numero degli episodi rilevati dall’accusa. E hanno preannunciato ricorso. Entrambi i genitori della ragazzina a suo tempo erano stati indagati nell’ambito della medesima vicenda. La minorenne è tutt’ora seguita in un idoneo centro di accoglienza.
La vicenda risale al 2009. Per per la prima volta il settantaseienne era stato identificato nell’agosto di quell’anno, di domenica. Quella sera una Volante della polizia aveva notato la strana coppia in auto nei pressi di un chiosco della piadina sulla Statale Adriatica. L’uomo ha però sempre negato tutto sostenendo che c’erano stati solo passaggi in auto in amicizia a una ragazza che considerava come una nipote.