Ricatto a premier: Lavitola a Tarantini, teniamolo sulle corde

ROMA, 3 SET – Tenere Silvio Berlusconi ''sulla corda'' perche' – suggerisce Valter Lavitola a Gianpaolo Tarantini – ''piu' merda c'e' e meglio e'''. E' questa la strategia che l'imprenditore barese, finito in carcere per estorsione ai danni del premier concorda al telefono con il direttore dell'Avanti, anch'egli indagato. Le conversazioni su un'utenza panamense considerata 'sicura' da Lavitola, allegate all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli Amelia Primavera, dimostrerebbero l'intenzione di non far venire meno il ''potere contrattuale'' di Tarantini. L'imprenditore, nel memoriale consegnato oggi ai pm, riferisce di aver avuto paura che una sua eventuale uscita dal processo avrebbe potuto determinare una ''caduta di attenzione'' da parte del premier verso di lui. Il riferimento e' all'inchiesta della procura di Bari che dall'estate del 2009 vede Tarantini indagato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Lavitola gli intima, il 17 luglio 2011: ''tu non lo fai il patteggiamento''.

Se infatti avesse accettato di patteggiare una pena, come gli veniva suggerito da alcuni avvocati, il procedimento sarebbe finito in archivio, assieme a tutte le trascrizioni delle intercettazioni ritenute imbarazzanti per Berlusconi perche' avrebbero fatto emergere ulteriori particolari sulla vicenda delle escort portate da Tarantini dal premier. Per continuare a tenere Berlusconi ''con le spalle al muro'', e dunque ottenere altri soldi, era preferibile non patteggiare ma andare a dibattimento. Se qualche avvocato del premier lo avesse sollecitato a patteggiare, Lavitola istruisce cosi' Tarantini: ''Devi dire: 'l'unica persona al mondo con cui ne parlo e' col Presidente, standoci Lavitola e Perroni davanti, nessun'altro''.

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Lorenzo Briotti