
MILANO – Prima lo ha sedato, poi lo ha soffocato fino ad ucciderlo. Ha infilato il corpo in un borsone e l’ha abbandonato sulla strada statale 494 “Nuova Vigevanese” vicino a Vermezzo, in provincia di Milano. Queste le accuse con cui Lucia Fiore, 53 anni, è stata arrestata per la morte di Riccardo Rossi, il marito di 50 anni. “Lui era malato e lei non voleva più occuparsene“, scrive il gip nell’ordinanza di arresto nei confronti della donna.
Michele Focarete sul Corriere della Sera spiega che la donna prima avrebbe ucciso il marito lo scorso 16 settembre, poi dopo essersi liberata del corpo è andata alla polizia a denunciarla:
“L’ha narcotizzato. Poi lo ha soffocato, fino ad ucciderlo. Lo ha vestito con una tuta da jogging e lo ha messo in un borsone con la cerniera, di quelli utilizzati dai campeggiatori per trasportare picchetti. Ha caricato il corpo nel bagagliaio dell’auto prima di abbandonarlo accanto a una pista ciclabile, ad Abbiategrasso. Dopo, come se niente fosse accaduto, si è recata dai carabinieri a sporgere denuncia di scomparsa. «Mio marito è uscito da casa per andare a fare footing, ma non è più rientrato»”.
Il movente, secondo il gip Stefania Pepe che ha firmato l’ordinanza di arresto, è che la donna non voleva più occuparsi di lui:
“«Ucciso con lucidità e freddezza». Movente? «Stanca di doversi occupare del marito malato e di dover vivere accanto a un uomo dal carattere difficile e affetto da disturbi psichici». Così quella notte, dopo aver accompagnato a casa di amici il figlio minorenne, Lucia Fiore decide di farla finita con il marito che, durante un interrogatorio, definisce «dal carattere irascibile e nervoso».
Mentre lei si giudica «accondiscendete e accomodante». Gli fa perdere i sensi e lo soffoca. Quindi gli mette addosso una tuta e lo infila in un sacco. Un fardello pesante, tanto da chiedere a un vicino una mano per sistemarlo nel bagaglio della macchina. «Mi aiuta, per favore, da sola non ce la faccio, è un borsone pesante». E sarà proprio questa persona che, ascoltata dai carabinieri, si ricorda di quella richiesta”.
La Fiore si è difesa sostenendo che l’uomo era morto in casa per cause naturali e lei presa dal panico ha abbandonato il corpo, una versione a cui gli inquirenti non hanno creduto:
“«Mio marito è morto in casa e l’ho portato fuori perché sono stata presa dal panico». E ancora: «Ho temuto di essere rimproverata perché dopo tre ore non avevo chiamato i soccorsi». Il puzzle intanto si arricchisce anche dei risultati degli esami tossicologici che rivelano l’assunzione di farmaci in quantità eccessiva, rispetto ai tanti che Rossi già prendeva per i suoi problemi di natura psichica. L’uomo quella sera perde i sensi e lei lo soffoca. «Determinata a uccidere – scrive il Gip – solo perché non sopportava più la situazione familiare, ormai deteriorata, e non tollerava di continuare a vivere con un uomo affetto da gravi disturbi della personalità e dal carattere problematico».”
