C’era un rapporto conflittuale tra Shahnaz Begum, 46 anni, e il marito Ahmad Khan Butt, che domenica l’ha uccisa colpendola con un mattone a Novi di Modena. Gli inquirenti sono pero’ convinti che la questione del matrimonio combinato, secondo un retaggio culturale presente in Pakistan, per la figlia Nosheen di 20 anni abbia avuto ”un ruolo importante” per scatenare la furia dell’uomo e del figlio Umair, 19, che sempre nel cortile di casa avrebbe colpito con una spranga la sorella ‘ribelle’ sostenuta dalla madre per evitare le nozze imposte.
La ragazza e’ ancora in coma farmacologico all’ospedale di Baggiovara di Modena. Ha riportato un trauma cranico e la frattura al braccio sinistro cercando di difendersi dai fendenti. ”Madre e figlia erano alleate – precisa il procuratore aggiunto di Modena, Lucia Musti, che coordina le indagini dei carabinieri – e si puo’ parlare in questo caso anche di omicidio culturale perche’ all’aspetto della violenza in famiglia si e’ sommato quello delle tradizioni che puo’ aver motivato il delitto. La vittima non voleva che la figlia avesse una relazione infelice come quella che lei stessa era stata costretta a vivere. Al momento stiamo considerando in maniera unificata l’azione di padre e figlio contro le due donne di casa”.
I due sono in arresto e ieri sera si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere. La procura sembra quindi intenzionata ad attribuire loro in concorso l’accusa di omicidio e tentato omicidio. ”Nella societa’ multietnica le donne si ambientano e si adeguano piu’ in fretta della componente maschile in un nuovo contesto sociale – ha aggiunto la Musti – e patiscono di piu’ la rigidita’ ai cambiamenti che puo’ caratterizzare gli uomini”. I carabinieri della compagnia di Carpi stanno intanto ricostruendo quanto e’ accaduto nel tragico pomeriggio di Novi.
Dalle prime ricostruzioni risulterebbe che Khan Butt abbia prima spinto a terra la moglie e poi l’abbia colpita infierendo su di lei con un mattone (trovato poco distante) una volta che la discussione era degenerata. E negli stessi istanti il figlio ha aggredito a sprangate sua sorella. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, era stata avviata da poco la lavatrice in casa per cercare di pulire i vestiti sporchi di sangue di almeno uno dei due uomini.
La famiglia Butt – a quanto risulta – non aveva problemi economici e poteva contare tanto sul salario dell’omicida, di professione saldatore, quanto su quello del figlio Khan, operaio in una stireria. Al momento del delitto e del ferimento della giovane nel cortile gli altri tre figli della coppia, due ragazzi e una ragazza tra i 14 e i 17 anni, erano fuori casa. Ora i tre minorenni sono stati affidati a una struttura di assistenza.