VITERBO, 16 GIU – Una grande manifestazione il 4 luglio prossimo davanti al tribunale di Tivoli, vicino a Roma, in occasione dell'ufficializzazione dello stop al processo per i presunti episodi di pedofilia che si sarebbero verificati nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio.
Ad organizzare la protesta, che sara' preceduta da un appello pubblico al ministro della Giustizia Angelino Alfano, affinche' compia tutti gli atti in suo potere per impedire che il processo debba ricominciare daccapo, sono i genitori dei 20 bambini che avrebbero subito le violenze sessuali. I genitori delle presunte vittime stanno contattando le altre famiglie e coloro che, in passato, sono stati solidali con loro.
A far saltare il dibattimento sara' la collocazione fuori ruolo di un componente del collegio, il giudice a latere Marzia Minutillo Turtur, che e' stata nominata membro della commissione giudicatrice del concorso in magistratura.
Anche gli imputati sono nettamente contrari alla sospensione del giudizio e, attraverso i loro familiari, hanno espresso tutta la loro amarezza per quanto sta accadendo. ''Siamo persone perbene, ingiustamente accusate di un reato ignobile, vogliamo quindi che il processo continui e che venga riconosciuta la nostra innocenza. La tortura cui siamo sottoposti dura gia' da sei anni e non puo' continuare all'infinito'', hanno detto i familiari di Silvana Magalotti, una delle maestre imputate. Analogo il parere dei parenti dei parenti di Marisa Pucci, la seconda maestra accusata degli episodi di pedofilia. Gli altri imputati sono l'insegnante Patrizia Del Meglio, il marito di quest'ultima, l'autore televisivo Gianfranco Scancarello e la bidella Cristina Lunerti.
Ad avviso dell'avvocato Pietro Nicotra, legale di alcune parti civili, se il processo venisse sospeso non si giungerebbe mai piu' a sentenza. ''Sono ancora da ascoltare – ha detto – circa 400 testimoni e numerosi periti. Nel tribunale di Tivoli i giudici rimangono generalmente un anno, al massimo un anno e mezzo, prima di ottenere il trasferimento in sedi a loro piu' gradite. E' evidente che un dibattimento cosi' complesso e delicato non potra' arrivare a conclusione se non si garantira' la stabilita' del collegio''. Contro chi ha disposto l'assegnazione del magistrato ad altro incarico si scagliano anche le famiglie dell'imputato. ''E' un provvedimento demenziale – dicono -, che impedira' di fare chiarezza su una storia assurda e senza fondamento, alla quale sono crocifissi da sei anni cinque innocenti''. Secondo la madre di una delle bambine parte lesa, con lo stop al processo ''si aggiunge una violenza alla giustizia oltre a quelle subite dagli alunni della scuola di Rignano Flaminio''. E per la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ''questo è uno dei problemi che il nostro sistema giudiziario pone. Su questo io credo che chi parla di riforma della giustizia debba evidentemente lavorare''.
