Le responsabilità le stabilirà il tribunale. E in questo caso si presume che la sentenza verrà rispettata senza polemiche. Roberto non siede in Parlamento. Roberto è un ragazzo di 28 anni, studente universitario di Scienze biologiche, ad un passo dalla laurea anche se un po’ fuori corso. Ma quello in Italia più che una colpa è la normalità. Lavora anche in un laboratorio clinico, racconta Giacomo Valtolina del Corriere della Sera che l’ha incontrato. Gioca a basket in una squadra che ha appena festeggiato l’approdo in serie C.
Un ragazzo come tanti, verrebbe da dire. A cui è capitato quello che a tanti può capitare. Lo sanno bene i familiari delle vittime della strada. Si esce un giorno e non si torna più. Non perché ci sia una guerra, non perché ci si sia ammalati. Ma perché un’auto a 50 km all’ora (e vogliamo vedere quante auto in città superano questa velocità?) può uccidere. Lo sa Orabi Emad Gadalla Ghaly, cuoco egiziano di 35 anni, che adesso si ritrova senza la moglie e senza i figli, uccisi nell’incidente. Ma anche lui potrebbe chiamarsi Roberto. O Magda. E un giorno uscire e non tornare più a casa. O ammazzare qualcuno senza volerlo, a bordo della propria auto, una domenica qualunque, sulla strada fatta mille volte.