ROMA – “Non incidente ma omicidio volontario”: secondo il Gip di Roma Benedetta Nicotra la guardia giurata Alessandro Popeo che uccise l’ex compagna Natascia Meatta lo scorso 17 settembre nel quartiere romano di Tor Bella Monaca agì “per un’impulsiva azione omicida”.
Secondo il Gip l’azione dell’uomo è stata “cosciente, volontaria e consapevolmente diretta a cagionare la morte”.
La guardia giurata invece ha sempre sostenuto che il colpo che uccise Natascia Meatta fosse partito per sbaglio dalla sua pistola di ordinanza.
Per la Procura invece alla base dell’omicidio c’era un “rapporto ambiguo di dare e avere. Lui le procurava la droga e lei in cambio cedeva alle sue richieste sessuali”. E Popeo uccise la ragazza “perché lui si sentiva sfruttato”. Secondo la Procura il movente è da cercare “nell’incapacità di Popeo di accettare e superare la fine di una tormentata relazione che si trasforma in una morbosa gelosia e sfrenato senso di possesso verso la persona amata”.
“La pericolosità sociale di Popeo emerge chiaramente dalle modalità dell’azione omicida da lui commessa” scrive ancora il gip nell’ordinanza. Popeo infatti, “ha freddato la sua ex non curante della presenza della loro figlia di appena due anni facendola assistere attonita alla morte della mamma, dimostrando così una particolare protervia, una incapacità a contenere le proprie pulsioni violente e improvvise” e una “totale non considerazione della vita altrui”.