I rapporti dei Righi con il crimine campano risalgono agli anni Ottanta, quando un paio di fratelli furono coinvolti in un sequestro di persona organizzato dai camorristi della Nuova Famiglia, i rivali di Raffaele Cutolo. Poi nei Novanta sbarcarono a Roma, esportando l’attività di ristorazione già avviata a Napoli. Che secondo l’indagine dei carabinieri del comando provinciale s’è via via alimentata con i soldi del clan Contini, investiti tra pizzerie e ristoranti.
Dopodiché i proventi ricavati sfornando pizze e altre specialità campane erano veicolati su due distinte contabilità: una ufficiale, che faceva capo alle società intestatarie delle quote di proprietà; l’altra sommersa, dove finivano gli incassi «in nero», mai fatturati, dai quali venivano periodicamente stornate cifre sostanziose, per decine di migliaia di euro, impacchettate e spedite a Napoli attraverso appositi e fidati corrieri, dove venivano consegnate a uomini del clan.