“Mamma gli italiani”: a Roma siamo noi a far paura agli immigrati

Fiammelle e fiori in via Giovannoli 26, dove sono stati uccisi Zhou Zheng e Joy, la sua figlia di sei mesi (foto Blitzquotidiano)

ROMA – “Mamma gli italiani”: i cinesi vengono scippati, i bengalesi rapinati… Il feroce omicidio di Zhou Zheng e della sua figlioletta di sei mesi Joy è la spia di un fenomeno che è l’opposto di quanto succede nelle città del nord: a Roma, nelle zone più multietniche, sono gli immigrati ad aver paura degli italiani. Succede così nel quartiere Pigneto-Torpignattara, dove un padre e una figlia cinesi sono stati uccisi per poche migliaia di euro – e forse neanche per quelle.

Un’area densamente popolata, 16 mila abitanti per km quadrato e con la più alta densità di stranieri: 30 mila. Moltissimi lavorano, aprono imprese, rilevano bar, ristoranti, comprano case, “conquistano” isolati su isolati”. Conquistano un benessere che non ha nulla a che vedere con gli standard occidentali ma che nei quartieri popolari, in tempi di crisi, suscita invidia. Gianluca Santilli, capogruppo Pd nel Municipio, dice al Corriere della Sera: “La percezione è che i cinesi siano ricchi c’è, tra la gente. Qui si stanno comprando tutto”. In contanti, si dice anche questo. La leggenda del cinese con la valigetta che arriva e compra cash è molto diffusa e forse non è solo una leggenda.

Poi ci sono i money transfer, le agenzie che gestiscono le rimesse degli immigrati, i soldi da spedire a casa. A volte, come nel caso di Zheng, chi li gestisce è vittima di estorsioni o di rapine. In altri casi il titolare dell’agenzia non è irreprensibile sotto il profilo legale. La Guardia di Finanza nei primi mesi del 2011 si è “incuriosita” di 347 milioni di euro inviati in patria da cittadini cinesi che non sono stati identificati: il rischio del riciclaggio di denaro è forte.

In regola o meno in regola, a Roma i money transfer si sono diffusi in maniera capillare e moltiplicati: se ne contano 500, adesso. La Western Union è la più famosa, 9.700 sedi in tutta Italia e 50 solo a Roma. Poi ci sono Money Gram, Placid Express e Orbit Money Transfer. E c’è la National exchange company, che un bengalese ha aperto proprio a Roma, con Piazza Vittorio come quartier generale e 200 agenzie in tutta Italia, 40 solo nella Capitale, 3 a Torpignattara. Sette euro di commissione su somme fino ai 500 euro, 11 euro fino a mille. Chi vuole mandare a casa più di 2 mila euro deve fornire un “attestato di congruità” del proprio profilo economico. Deve dimostrare in sostanza di pagare le tasse e che quei soldi sono stati guadagnati regolarmente.

In ogni caso, loro malgrado, i cinesi e gli altri immigrati stanno iniziando a ad avere dimestichezza con i commissariati: stavolta nel ruolo di vittime, di denuncianti e non di chi ha problemi con il permesso di soggiorno. Denunce in aumento “almeno del 20 per cento, ma è una stima arrotondata per difetto”, racconta un poliziotto al Corriere.

Pare che i cinesi denuncino soprattutto gli scippi, quelli del Bangladesh le rapine nei negozi. Xia Xueli, 43 anni, nella via del duplice omicidio mostra una denuncia: «Mi hanno rubato la borsa, l’altro ieri. Qui è un incubo, Italia ti odio. Gli italiani pensano che noi siamo ricchi, e ogni sera, tra le otto e trenta e le dieci, qui accade qualcosa, rubano sempre a noi cinesi». Vive a pochi metri dalla casa delle vittime: «Un mio operaio è stato derubato appena fuori dal ristorante, io sono stata scippata più volte, sempre in via Casilina. Ormai questo posto non è più sicuro per noi». Non si lamenta dei «troppi italiani in questo quartiere», ma quasi.

Cinesi spaventati dagli italiani. Lo racconta il presidente di Associna, Marco Wong: “Sono stato contattato da diversi negozianti chiamati al telefono poche ore dopo l’omicidio, minacciati da uno sconosciuto che ha intimato loro “Se non paghi ti faccio fare la fine di quello lì…”. Le rapine sono aumentate ma molti non le denunciano. Un po’ per paura un po’ perché credono sia una perdita di tempo. Andare in commissariato, stare ore e ore in questura con mille difficoltà per farsi comprendere. Molti mi hanno detto che finiscono per sentirsi sottoposti a una sorta di terzo grado, e così la situazione diventa ancor più complicata”.

Paradossale per chi ha fatto politica e vinto elezioni agitando lo spaventapasseri dello “straniero”, per chi ha cavalcato la caccia alle streghe del “dàlli al rumeno”, scoprire che Roma quando si fa violenta parla per lo più italiano. Lo dice la contabilità di omicidi, agguati e rapine del 2011: nella Capitale incattivita dalla crisi molti suoi abitanti si sono fatti più affamati, violenti, predatori, più “lupi”. E so’ tornati i tempi cupi.

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