“Voglio solo giustizia, per me venerdì è cominciato un incubo, mia moglie sta rischiando di morire e io non vivo più”: si sfoga così al telefono, Adrian Hahaianu,, marito di Maricia, l’infermiera romena di 32 anni colpita al volto venerdì 8 ottobre alla stazione metro Anagnina a Roma. Per quel pugno Maricia è stata cinque giorni in coma. Ora ne è uscita, ma le sue condizioni restano gravi: rischia danni cerebrali permanenti.
Il marito va a trovarla due volte al giorno, al Policlinico Casilino. L’aggressore, il ventenne romano Alessio Burtone, è libero. Per Adrian è “assurdo che l’aggressore sia già a casa… Da venerdì è cominciato un incubo: io voglio solo giustizia”. E ha deciso di fare appello contro la decisione del Gip di concedergli gli arresti domiciliari.
Ma l’aggressore, nel frattempo, ha scritto una lettera alla donna: “Da quando ho saputo, non riesco più a dormire. Non mi interessa di quello che mi accadrà perché mi assumerò le mie responsabilità. Ma ciò che più mi interessa oggi è che la signora possa riprendersi. Prego ogni giorno perché lei possa ristabilirsi e porterò sicuramente un rimorso per tutta la vita. Chiedo scusa ai familiari tutti e mi pento per il male che ho fatto. Dico ai giovani di non usare violenza, di non sbagliare come ho fatto io perché oltre a far del male alla povera Maricica ho fatto del male a me e a tutta la mia famiglia. Vi abbraccio e sono vicino al vostro dolore”.
Fabrizio Gallo, il suo avvocato, spiega: “Ha commesso un fatto gravissimo, verrà condannato a una pena severa e se la ragazza avrà subito danni permanenti rischia dodici anni di reclusione”.