ROMA – I lavori per la metro B1 a Roma sono stati conclusi con un ritardo di un anno, ma alle società è stato comunque pagato un premio di “accelerazione” di 22 milioni di euro, scrive il Corriere della Sera. Premio che le imprese avrebbero dovuto incassare se i lavori fossero stato ultimati in tempo. L’Autorità di Vigilanza dei Contratti pubblici, ufficio che controlla la trasparenza delle commesse statali, ha contestato il premio, assegnato nonostante il ritardo dei lavori e i malfunzionamenti riscontrati fin dai primi giorni dell’apertura della tratta metro tra le stazioni Bologna e Conca d’Oro.
Il parere dell‘Autorità di vigilanza depositato il 9 marzo, scrive il Corriere della Sera, non è stato positivo:
“Il parere riguardante le spese per l’ultimazione del tratto della metro B1 (successo indifferentemente plurisbandierato dalle due ultime giunte, Veltroni e Alemanno) e depositato in cancelleria il 9 marzo contiene una ricostruzione che mette in fila ritardi, malfuzionamenti sulla linea, «accordi bonari» tra Roma Metropolitane e ditta vincitrice (il consorzio Risalto formato dalle imprese Rizzani De Eccher, Salini e Todini) non coerenti con le norme. Per finire con “l’apparente incongruenza – si legge nel dispositivo del documento – di un termine dei lavori più volte procrastinato di contro alla rilevante esigenza, tale da introdurre il premio di accelerazione, di completare anticipatamente l’opera”.
Ma il premio di 22 milioni di euro è stato comunque pagato:
“Il cantiere è stato chiuso con un anno di ritardo (tra l’altro con costi meno onerosi, visto che nel progetto definitivo è stata cancellata una stazione, quella di Nomentana). Eppure il premio è stato pagato lo stesso”.
La metro B1 è costata oltre 330 milioni di euro, contro i 358,7 milioni inizialmente previsti:
“I lavori furono ultimati «chiavi in mano» il 31 marzo 2012 e inaugurati il 13 giugno 2012. Vale a dire all’incirca dodici mesi dopo «l’obiettivo di aprire la linea B1 all’esercizio nella primavera 2011» per cui era previsto il premio di accelerazione. Il tempo di esecuzione era stabilito in 2.040 giorni (tra progettazione, realizzazione e prove). Il costo iniziale dell’opera di 358, 7 milioni di euro scese a 330,3 milioni a causa di due varianti al progetto motivate da ritrovamenti archeologici e difficoltà esecutive che comportarono la cancellazione della stazione di Nomentana oltre a una realizzazione «meno innovativa»”.
Il Corriere della Sera parla poi di “accordi bonari” che potrebbero portare l’Autorità di vigilanza a chiedere una “verifica puntuale” su alcuni “maggiori oneri” pagati:
“Un ulteriore aggravio per l’erario potrebbe arrivare dall’esito dei contenziosi riguardanti gli alcune «riserve». Ovvero aumenti di spese imprevedibili per le quali le parti si accusano reciprocamente e che nel caso della metro B1 riguardano, stando ai costruttori, la cifra di 162 milioni di euro, saldata sinora per un totale di 42 ,6 milioni di euro. In questi casi la lite viene risolta applicando l’istituto dell’«accordo bonario». Stando alla legge «la procedura per l’accordo bonario – si legge nella deliberazione dell’Autorithy – può essere reiterata per una sola volta. Ma per quanto riguarda la metro B1 siamo già giunti «all’avvio del terzo» iter”.
