Episodi che vedono immigrati protagonisti di violenze e di illeciti e che non aiutano il difficile compito dell’integrazione degli stranieri in Italia. Il lavoro del ministro Cecile Kyenge, alla luce delle vicende di cronaca, diventa sempre più delicato e complicato. Ministro per l’Integrazione, questo il suo incarico nel governo di Enrico Letta, incarico che richiede un processo di integrazione culturale che è lungo e difficile, e non può essere risolto solo con slogan anti razzisti e retorica fine a sé stessa.
A complicare la già delicata questione dell’integrazione è la cronaca di quanto accade e che ha protagonisti immigrati. L’ultima storia arriva da Roma e la racconta il Corriere della Sera:
“Ieri (7 settembre, ndr), alle 12, il controllore – di 45 anni – è stato ferito sul 170 mentre il bus transitava per piazza Esedra. Con lui c’era un collega intervenuto per bloccare la furia di un gruppo di nigeriani – almeno sei persone, fra cui due incinta – alcuni dei quali non avevano obliterato i biglietti. Il parapiglia è proseguito fino al capolinea alla stazione Termini dove i tre se la sono presa anche con un capo ispettore Atac che voleva identificarli”.
Solo l’intervento dei carabinieri ha permesso di fermare l’aggressione, che non è l’unica avvenuta a Roma negli ultimi giorni:
“Il loro collega del 105 si è invece riservato di denunciare i nomadi che l’hanno aggredito anche se i carabinieri hanno già identificato i responsabili dell’episodio”.
Due episodi che vedono protagonisti stranieri e che non rendono così facile il compito del ministro Kyenge. Non solo gli stranieri, ma anche gli evadono il costo dei biglietti dei bus e si lasciano andare a comportamenti violenti. Ma la percezione che deriva da tali episodi crea un clima teso tra la popolazione, che slogan contro il razzismo e semplici parole non potranno sedare se non sostenuti da fatti concreti e vera integrazione culturale e sociale.