ROMA, 3 FEB – Quattro ore al volante da Roma sud a Roma Nord, un diametro di ghiaccio che, nel giorno che la citta' non dimentichera', non perdona. E i lungotevere sono banchise dove auto e mezzi pubblici arrancano a passo d'uomo. Il percorso e' geometrico: raggiungere in automobile Monte Mario partendo da via Cristoforo Colombo, seguendo l'immaginaria direttrice sud-nord.
E che il 'raid' non sara' una passeggiata lo si capisce subito: la prima mezzora va via solo per raggiungere, dagli archi sulla Colombo, largo Numa Pompilio. Sono solo le 17, e il serpentone che si inerpica verso via dell'Amba Aradam lascia sperare all'automobilista, ormai esploratore polare, una piu' facile viabilita' verso il Circo Massimo. E cosi' e', almeno per poco. P
erche' i problemi sorgono non appena, lasciandosi alle spalle il tondo innevato dei templi di fronte alla Bocca della Verita', ci si immette nella trappola dei lungotevere. La prima impressione, sotto le gomme della leggera utilitaria biposto, e' quella dell'asfalto dissestato.
Ma non sono buche, e' neve pressata e ormai ghiaccio che, solcata da mille pneumatici, dona al manto una consistenza rugosa. E si procede a singhiozzo, e il solo innestare la prima e dare gas solleva un nugolo di brina dalle gomme posteriori. Si ruota su se stessi, praticamente, quasi da fermi. Ma si procede, di ponte in ponte, a lentezza estenuante. E' il ghiaccio a segnare le 'differenze sociali' tra persona e persona. Al gradino piu' basso gli sparuti motociclisti che procedono in derapata costante con le gambe larghe e tese, a mo' di spazzaneve sull'asfalto, alla ricerca di una qualche stabilita'. C'e' chi scende di sella e spinge, diretto chissa' dove.
All'estremo opposto della catena i suv, che per una volta vivono il loro momento di gloria, loro cosi' ingombranti in citta', e superano con disinvoltura vecchie ironie e mucchi di neve. In mezzo, e sono maggioranza, gli automobilisti. I quali, ormai forse rassegnati, accendono nei loro abitacoli riscaldati a manetta le autoradio. Si respira solo quando, passato il fiume, un viale Mazzini sgombero sembra indicare che il peggio e' passato. Non e' cosi'. Piazzale Clodio e' una tagliola sottozero, con la panoramica chiusa e i vigili che cercano di dare ordine ad un incrocio il cui semaforo e' ormai una mera convenzione. Allora ci si avventura per la Trionfale, cercando di scalare in qualche modo Monte Mario e persino qualche jeep sceglie una rischiosa conversione a U.
Chi invece procede in salita sembra percorrere un tracciato di slalom, con i freni che fanno cilecca e le gomme che slittano. La 'scalata' del colle, poche centinaia di metri, dura piu' di un'ora e sono gia' le 20 quando si vede la luce in cima alla salita. Qui non ci sono piu' i pochi turisti che si fotografano facendo smorfie sullo sfondo dei monumenti. E la priorita' e' tornare a casa, e non e' un attimo: una banale partenza in salita per far manovra e' un'operazione complicata. Se poi e' in retromarcia, quasi impossibile, anche a causa dei mucchi di neve lungo i margini della strada. Per cui molti desistono. E continuano a cercare in tondo un modo per lasciarsi alle spalle l'Antartide capitolina.