ROMA – ”Brutto straniero tornatene a casa tua”, e giu’ botte, testate al naso e tanto sangue. E’ il racconto di quanto successo giovedì 12 aprile su un vagone della metro B a Roma, tra le fermate Termini e Cavour.
Vittima un professore indiano di 50 anni che a Roma insegna Inglese da 11 anni, Nazir Rafiq Ahmad, ora ricoverato nel reparto ‘Maxillo-facciale’ dell’Ospedale San Giovanni con le ossa nasali rotte. La polizia, che ha denunciato un giovane di 19 anni, ha al momento escluso un movente razziale per l’aggressione.
Nazir, nel letto d’ospedale, piange in silenzio e con un filo di voce, a causa delle botte ricevute al torace e al volto, si chiede ”Perche lo ha fatto? Io non lo conoscevo nemmeno, quanta violenza”. E ripercorre, con lo sguardo fisso davanti a lui, quei minuti terribili: ”Mi ero appena seduto, c’erano due posti vuoti. E questo ragazzo ha cominciato a riempirmi di parolacce e a dirmi di spostarmi, di tornare al mio paese. Io non ho risposto nulla e lui ha cominciato a picchiarmi. Poi quella testata che mi ha fatto quasi svenire”.
La camicia del professore, quella che tiene in una borsa nella sua stanza in ospedale, e’ ancora tutta macchiata di sangue: ”Mi sono alzato per scendere dalla metro, a quel punto quel giovane mi ha seguito e ha continuato a picchiarmi. Una donna e poi alcuni ragazzi hanno inveito contro di lui chiedendogli di smetterla. Poi una persona in borghese appartenente alle forze dell’ordine ha mostrato il tesserino e ha intimato al ragazzo di fermarsi”. Nel frattempo, racconta l’uomo, ”il treno e’ stato fermato e una dottoressa che si trovava nel vagone mi ha prestato i primi soccorsi”.
Nazir dovra’ subire un’operazione martedi’, come spiega Stefano Vetrano, il medico che l’ha soccorso per primo ieri sera: ”E’ stato percosso e ha il naso rotto, oltre a varie contusioni ed escoriazioni”. Nella stanza d’ospedale del professore c’e’ un suo amico e collega, Pierluigi Gallo, docente di Filosofia, che gli ha portato un cambio visto che gli abiti erano sporchi di sangue: ”Nazir e’ un uomo mite, non sa darsi pace per cio’ che gli e’ accaduto. E’ anche un collaboratore del Cipax, il Centro per il dialogo interreligioso a Roma, ed e’ un mediatore culturale”.