
ROMA – Il Messaggero racconta di due truffatori che a Roma, a bordo di una Jaguar S-Type nuova di zecca e con il Rolex al polso, avevano inventato una truffa con cui erano in grado di spillare soldi a persone benestanti. I due, un 24enne di origini croate e di un ragazzo di 26 anni residente in Austria, si spacciavano imprenditori e cercavano qualcuno che li aiutasse a cambiare i loro soldi con banconote di piccolo taglio. Peccato che, dentro alle valigette in pelle, custodissero in realtà un gran mucchio di banconote fotocopiate.
Alla persona derubata che scopriva la truffa, proponevano poi dei soldi in cambio di un altro “pollo da spennare”. Scrive Michela Allegri:
“Dicevano di essere due ricchi imprenditori, interessati ad investire in una catena di fast food di kebab nella Capitale. Cercavano qualcuno che li aiutasse a cambiare tutti i loro soldi con banconote di piccolo taglio. Peccato che, dentro alle valigette in pelle, custodissero in realtà un gran mucchio di carta straccia: quei due ragazzi vestiti di tutto punto erano solo una coppia di giovani truffatori”.
“I due truffatori, ostentando un’aria distinta, chiedevano infatti ai loro bersagli solo una piccola gentilezza, promettendo in cambio una lauta ricompensa. Pregavano di aiutarli a “cambiare” le ingombranti banconote da 500 euro accumulate nelle loro valigette con alcune di piccolo taglio. Come ringraziamento per la cortesia, i due finiti imprenditori avrebbero corrisposto all’ignaro corriere il dieci per cento dell’ intero valore del cambio. Insomma, proponevano un affare facile e allettante: soldi, come contropartita di un minimo sforzo. Peccato che, in realtà, le banconote da 500 euro fossero solo un mucchio di foglietti senza valore: erano fotocopie, realizzate senza nemmeno troppi sforzi, con tanto di dicitura “fac-simile” impressa sul lato e nascosta dalle fascette usate per dividere il denaro in mazzette”.
” Come ringraziamento per la cortesia, i due finiti imprenditori avrebbero corrisposto all’ignaro corriere il dieci per cento dell’ intero valore del cambio. Insomma, proponevano un affare facile e allettante: soldi, come contropartita di un minimo sforzo. Peccato che, in realtà, le banconote da 500 euro fossero solo un mucchio di foglietti senza valore: erano fotocopie, realizzate senza nemmeno troppi sforzi, con tanto di dicitura “fac-simile” impressa sul lato e nascosta dalle fascette usate per dividere il denaro in mazzette.
Con questo trucchetto una delle vittime, un cinquantenne di origine turca, ha denunciato di essere stato alleggerito in un solo colpo di ben 14mila euro. Quando aveva capito di essere stato imbrogliato aveva tentato di contattare i due imprenditori, deciso a chiedere di avere indietro l’intera somma. Con sua grande sorpresa, i truffatori avevano risposto alla sua telefonata. E, con tutta tranquillità, gli avevano spiegato che era semplicemente una questione di business. Un modo facile per diventare ricchi. Gli avevano anche detto che lo avrebbero non solo risarcito, ma anche ricompensato: bastava che accettasse di mettersi in affari con loro, aiutandoli a trovare ‘un altro pollo da spennare'”.
Era stato proprio il truffato a denunciare ogni cosa: aveva raccontato la sua disavventura ai carabinieri della stazione Roma Flaminia e aveva deciso di incastrare i finti imprenditori. Aveva detto ai due uomini che avrebbe accettato l’offerta e che aveva già trovato un’altra vittima da derubare. In realtà si trattava di una trappola: il nuovo “pollo” da alleggerire era un suo connazionale, che avrebbe rivestito solo il ruolo di esca. Insieme, avevano fissato un appuntamento con i truffatori: si sarebbero incontrati nei pressi di piazza Mazzini. Al meeting, però, si erano presentati anche i carabinieri, pronti a cogliere i due imprenditori con le mani nel sacco. E, al momento dello scambio di soldi, li avevano arrestati. Era poi scattata la perquisizione nelle stanze d’albergo dei truffatori: accanto al letto i militari avevano trovato tre mazzette da 25mila euro l’una, tutte composte da banconote false, e seimila euro in contanti. Tutti i soldi erano stati sequestrati, così come la Jaguar e due Rolex, ritenuti provento di attività illecita”.
