MILANO – Ruby, quando e’ stata sentita dai pm in fase di indagini tra il luglio e l’agosto scorso, aveva l’aspetto ”di una persona di eta’ ben superiore ai 17 anni”, ma ascoltando le sue parole i magistrati si sono resi conto anche di essere di fronte ”a una ragazzina, un’adolescente estremamente sofferente, estremamente in difficolta”’.
Lo ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno lunedi’ scorso nel chiedere il rinvio a giudizio per Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede, come risulta dalle trascrizioni dell’udienza.
Forno chiarisce che ”il racconto di Ruby” davanti ai pm ”e’ un atto che si e’ fermato a meta’, per l’impossibilita’ materiale di proseguire nell’audizione della minore”. Il magistrato spiega che sentire a verbale dei minori ”e’ un working progress” e quindi ci vuole ”un progressivo acquisto di fiducia da parte del dichiarante nei confronti di chi l’ascolta”.
Nel caso di Ruby ”questo atto di fiducia – aggiunge Forno – in qualche modo si e’ interrotto nel momento in cui la minore ha deciso di scappare dalla comunita’, e di svolgere altri percorsi, e altro tipo di vita che, tra l’altro, l’ha riposta in contatto con l’ambiente da cui proveniva”.