MILANO – L’affidamento in prova ai servizi sociali. E’ questa la richiesta al vaglio del Tribunale di Sorveglianza e avanzata da Ruggero Jucker, condannato in primo grado a 30 anni divenuti 16 in appello (i giudici accolsero l’accordo raggiunto tra il sostituto procuratore generale e i difensori), che il 20 luglio del 2002 massacrò con un lungo coltello da sushi la fidanzata Alenja Bortolotto, di appena 26 anni. L’udienza si è tenuta al Tribunale di Sorveglianza il 7 febbraio scorso e nei prossimi giorni arriverà l’ordinanza con la decisione.
Con questa richiesta in sostanza Jucker chiede di poter uscire dal carcere e scontare in libertà, affidato ai servizi sociali, la pena residua. Jucker uccise Alenja Bortolotto, studentessa universitaria, poco meno di 10 anni fa. La notte tra il 19 e 20 luglio la colpì con 22 coltellate all’interno del bagno del suo appartamento nel pieno centro di Milano, senza che la giovane avesse via di fuga. Poi corse in strada gridando frasi sconnesse. Alenja fu colpita 22 volte con un lungo coltello da sushi e poi fu sventrata. Per lui la pubblica accusa in primo grado chiese ed ottenne 30 anni di carcere in abbreviato. Poi l’appello nel 2005, quando la Corte d’Assise d’Appello accoglie il patteggiamento a 16 anni di carcere. Anni a cui si è poi applicato, tra l’altro, l’indulto. Ora, mancando meno di tre anni a fine pena, la difesa dell’ex imprenditore ha chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali. Tecnicamente si tratta di una misura alternativa, che in sostanza consiste nel fatto di avere prescrizioni orarie, un’attività lavorativa e colloqui periodici con gli assistenti sociali, di fatto il tutto fuori dal carcere. A decidere, se accogliere o meno la richiesta sarà ora il Tribunale di Sorveglianza.