I primi rilievi avevano permesso di chiarire che la morte era avvenuta durante la consumazione di un rapporto sessuale e il cappio trovato al collo aveva fatto pensare ad un gioco erotico finito male. Sull’auto erano poi stati rinvenuti abiti e indumenti intimi di una donna. L’identificazione della prostituta albanese era stata possibile grazie alle telecamere della zona che avevano ripreso una ragazza nuda camminare a passo spedito in direzione opposta rispetto a dove era stata rivenuta l’auto con il cadavere. Individuata e accompagnata in caserma, la donna aveva confermato di avere avuto un rapporto sessuale con l’uomo ma aveva spiegato che Cercabene l’aveva colpita con dei pugni e che lei era fuggita approfittando del fatto che il suo aggressore si fosse addormentato.
In quella circostanza le era stato prelevato un campione di Dna che era stato messo a confronto con quello recuperato sul corpo della vittima. La prostituta albanese, rilasciata in quanto a suo carico non c’erano sufficienti indizi, era quindi tornata nel suo paese. Nel frattempo il Ris di Parma ha stabilito che il Dna prelevato e’ completamente compatibile con quello rivenuto sul corpo del Cercabene e che la morte del quale e’ sopraggiunta per asfissia meccanica e non per cause naturali. I carabinieri in seguito ad intercettazioni telefoniche hanno scoperto che la donna era ritornata in Italia e ieri l’hanno fermata in una via di Milano e trasferita in carcere a San Vittore.