MILANO – Basilica di San Babila, cuore di Milano. Accanto all’edificio compare una pubblicità a tutta parete, un modello in posa discinta sdraiato a terra e accanto le gambe chilometriche di una donna in tacchi a spillo. Decisamente azzardato accanto a una chiesa. La pubblicità però non va giù al teatro di San Babila, gestito dalla stessa società che si occupa del patrimonio immobiliare dell’Istituto per il sostentamento del clero della Diocesi di Milano, e quindi della Basilica. Il gestore del teatro, Gennaro D’Avanzo, non si è lasciato sfuggire l’occasione per pungolare la società. Già, perché nel Natale 2008 la società gli aveva mandato una lettera per far rimuovere un Babbo Natale: “Rilevata la presenza di un Babbo Natale appeso alla pensilina del teatro, ne chiediamo la rimozione, anche perché simbolo non conforme alla tradizione cattolica”.
Ed ecco che la vicenda della pubblicità offre a D’Avanzo l’occasione per rispondere per le rime: “In questi giorni ho avuto modo di notare che, sulla facciata principale della chiesa di San Babila, campeggia una gigantografia pubblicitaria di una nota marca di abbigliamento. Dubito che tale immagine, e il messaggio che da essa promana, possa essere conforme alla tradizione cattolica ma soprattutto, da cattolico e da uomo che sa riconoscere i valori della morale, mi sento profondamente turbato da tale rappresentazione fotografica esposta su di un luogo simbolo del cattolicesimo. Non si vuole qui contestare la possibilità di reperire fondi anche attraverso la pubblicità, il grave è accettare qualsiasi compromesso pur di raggiungere lo scopo, calpestando ogni principio”. Ovviamente, chiede la rimozione.
