MILANO – Piero Dacco’, fermato ieri 15 novembre per concorso in bancarotta nell’ambito dell’inchiesta dei pm milanesi sul dissesto finanziario del S.Raffaele, sarebbe stato pronto a trasferirsi all’estero e per questo proprio ieri, da quanto si e’ saputo, inquirenti ed investigatori, dopo aver intercettato una telefonata che faceva capire che l’uomo d’affari stava per fare le valige e prendere un aereo, hanno deciso di fermarlo per strada a Milano.
Ultimamente, da quanto si e’ saputo, Dacco’, originario di Lodi ma residente a Londra e con interessi in Svizzera ed Olanda, ‘faceva la spola’ tra Lugano e Milano, senza pero’ fermarsi mai troppo tempo nel capoluogo lombardo. Ieri gli inquirenti hanno deciso di intervenire con il fermo, perche’ da un’intercettazione sarebbe emerso che Dacco’ si stava preparando a trasferirsi all’estero e che quindi era venuto a Milano per prendere alcuni effetti personali. Il fermo e’ stato eseguito mentre l’uomo era in strada a Milano dopo l’individuazione attraverso le celle telefoniche.
L’inchiesta dei pm di Milano Gaetano Ruta, Laura Pedio e Luigi Orsi, che vede al momento cinque indagati per concorso in bancarotta tra cui anche il fondatore dell’ospedale Don Luigi Verze’, ha subito un’accelerazione anche dopo alcuni articoli di stampa che parlavano delle istanze di fallimento presentate dalla procura in relazione a due societa’, la Diodoro e la Methodo, dei costruttori Pierino e Giovanni Zammarchi, legate al S.Raffaele.
Sono stati infatti gli stessi costruttori a chiedere di essere interrogati dai pm che li hanno sentiti ieri pomeriggio. Da quanto si e’ saputo i due avrebbero fornito riscontri utili alle indagini e i verbali sono stati secretati.
