MILANO, 28 OTT – I giudici della sezione fallimentare del tribunale di Milano hanno accolto la richiesta di concordato preventivo avanzata dal San Raffaele ma hanno evidenziato una serie di punti critici da risolvere tra cui il conflitto di interessi. Il provvedimento firmato dal presidente della sezione fallimentare Filippo Lamanna e’ stato depositato questa mattina. In sostanza il concordato e’ stato ammesso pur con la rilevazione di qualche elemento critico che ad avviso del tribunale merita di essere approfondito da parte dei tre commissari giudiziari che sono gia’ stati nominati.
Cio’ vuol dire che nell’iter della procedura possano essere apportati ulteriori ”aggiustamenti” o miglioramenti. Nel dare il via libera alla richiesta del San Raffaele ha pesato la nuova legge fallimentare, laddove sembra attribuire particolare valore al ruolo dell’impresa e del lavoro, che in questo caso sono stati ”salvati”.
Il conflitto di interessi ”potrebbe giocare in via eventuale come sintomo o fattore diacritico ipoteticamente idoneo a determinare, in concorso con una complessiva ricostruzione dell’assetto negoziale anche in termini di frode alla legge, la caducazione o l’invalidazione del contratto preliminare (…)” e del piano concordatario collegato ”cosi’ riaprendo al mercato” e dunque a un’eventuale gara tra piu’ offerenti l’acquisizione della newco che invece come ha lamentato la Procura ”a tale mercato” sembrerebbe sottratta.
E’ quanto e’ scritto nel decreto firmato dal presidente del Tribunale fallimentare di Milano Filippo Lamanna in cui ha dato il via libera alla proposta di concordato preventivo avanzato dalla fondazione San Raffaele Monte Tabor pur sottolineando alcune criticita’ tra cui quella del conflitto di interessi piu’ volte rimarcato dal pm. Tale conflitto di interessi come si legge nel provvedimento e’ stato anche ribadito sulla scorta di una memoria presentata lo scorso 25 ottobre da Pini e Clementi, i due componenti del cda che questa settimana hanno dato le dimissioni. I due hanno affermato di non aver potuto far prendere in considerazione dal cda ”proprio per la situazione conflittuale venutasi a creare e per la marginalizzazione di cui essi sarebbero stati vittime, una diversa e pur appetibile proposta di intervento finanziario formulata da una charity di diritto statunitense”.