San Raffaele, il testimone: "Verzè e Cal erano come una sola persona"

MILANO, 19 DIC – Don Luigi Verze' e Mario Cal erano come ''una persona sola'', come ''anima e corpo''. Cosi' un testimone, Bruno Belloni, dipendente per 41 anni al San Raffaele, sentito nell'ambito dell'inchiesta milanese sulla struttura ospedaliera, descrive il rapporto tra il fondatore e l'ex vicepresidente, morto suicida.

''Da quella che e' stata la mia esperienza al San Raffaele – ha messo a verbale Belloni, il primo dicembre scorso – ho potuto vedere che Cal e Don Verze' erano una persona sola, anima e corpo, quindi mi risulta difficile pensare che uno non sapesse quello che faeva l'altro''. La testimonianza e' riportata in uno degli atti allegati all'ordinanza del gip di Milano Tutinelli che ha portato in carcere l'ex direttore amministrativo Mario Valsecchi. In un passaggio gli inquirenti chiedono a Belloni di specificare i diversi ruoli che avrebbero avuto gli ex vertici nella richiesta di ''mazzette'' ai fornitori.

''L'esigenza di avere delle disponibilita' liquide – ha chiarito l'ex dipendente – era espressa da Don Verze' e Mario Cal. Veniva realizzata da me o direttamente da Cal''. Il teste ha precisato che si occupava lui stesso di decidere a quali fornitori chiedere le ''retrocessioni''.

''C'erano poi – ha proseguito – altri fornitori che avevano contatti diretti con Cal. Mi chiedete se anche il Presidente Verze' effettuasse richieste di retrocessioni ai fornitori e vi dico che non ne sono a conoscenza, ma che essendo il San Raffaele in quegli anni una realta' piu' piccola di quella attuale ed in crescita, i fornitori avevano facilmente un rapporto diretto con lui. Posso dire con certezza – ha aggiunto – che Verze' conosceva il sistema delle retrocessioni anzi dava disposizioni in merito''.

Ai pm che gli domandavano quale fosse ''l'utilita' dei fondi neri'', Belloni ha risposto: ''Non ho mai saputo della destinazione finale di queste somme se non per cio' che ho gia' detto in relazione all'impiego dei soldi all'estero per le attivita' della Fondazione''. Il teste ha raccontato poi che nel 1998, alla richiesta di Cal di farsi dare dai fornitori circa ''2/3 miliardi di lire'', ha fatto un passo indietro rifiutandosi di portare avanti il meccanismo. ''Non mi fu detto nulla direttamente – ha spiegato – Pero' da quel momento e' cominciato il mio 'tramonto' nel senso che Cal e il Presidente non mi hanno piu' coinvolto nelle loro decisioni ne' necessita'. Non mi hanno fatto piu' nemmeno partecipare alle riunioni. Pur restando formalmente responsabile del settore acquisti di fatto non decidevo piu' nulla''.

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Emiliano Condò