MILANO, 18 NOV – ''La Procura di Milano non puo' contestare il reato di bancarotta in quanto la riforma del concordato preventivo del 2005 non lo prevede. Da allora questo e' il primo caso in Italia su cui un giudice si dovra' pronunciare''.
Lo ha affermato Giampiero Biancolella, difensore di Piero Dacco', il consulente in affari col San Raffaele fermato l'altro ieri nell'ambito dell'inchiesta per bancarotta della Procura di Milano e interrogato oggi dal gip Vincenzo Tutinelli che dovra' decidere se confermare o meno il carcere.
Il legale nel sostenere cio' ha depositato anche una memoria di 26 pagine in quanto ''con il nuovo concordato'', quello al quale e' stato ammesso il gruppo ospedaliero alla fine di ottobre ''non c'e' dichiarazione di insolvenza''. Per il difensore dunque e' impossibile che venga ipotizzato il concorso in bancarotta tra il suo assistito e gli altri coindagati tra cui don Verze'. Nel corso dell'interrogatorio da quanto si e' saputo Dacco' avrebbe spiegato che i 2 milioni ricevuti dal San Raffaele, per gli inquirenti come pagamento di una consulenza 'fantasma' per la ricerca sul mercato di un velivolo e che in realta' sarebbero stati 'girati' all'estero, erano la restituzione di quanto aveva anticipato per l'acquisto di un'aero-ambulanza.
A quanto appreso Dacco', nel corso del suo interrogatorio, avrebbe anche dato la sua versione dei fatti in relazione a tutti i tre episodi di 'distrazione' di cui e' accusato. In particolare per quanto riguarda la consulenza per la ricerca sul mercato di un aereo Bombardier, che per i pm avrebbe provocato un danno patrimoniale di circa 2 milioni, Dacco' ha spiegato al gip: si trattava di un progetto che lui, in quanto socio della clinica San Giuseppe, e Mario Cal, ex vicedirettore del San Raffaele morto a meta' luglio suicida, volevano rendere operativo e cioe', da quanto si e' saputo, acquistare un'aeroambulanza, prima in Italia che portasse il logo San Raffaele-San Giuseppe. L'aereo avrebbe dovuto costare 4 milioni, avrebbe detto Dacco', dei quali ne anticipo' la meta'. Quando il velivolo arrivo' in Italia – questa e' la versione del consulente d'affari – Cal si tiro' indietro e l'operazione sfumo' dunque, questa e' la giustificazione data, quel contratto contestato dalla Procura sarebbe stato solamente uno strumento usato dal San Raffaele per restituirgli il denaro anticipato.
Secondo quanto appreso, inoltre, riguardo alle altre due operazioni contestate per circa 1 milione e mezzo e ai soldi che per anni, Dacco' avrebbe ritirato da Cal nel suo ufficio in contanti e chiusi in buste non sarebbero stati altro che la restituzione di denaro che l'intermediario (ha negato di essere un faccendiere ma semmai un imprenditore nel settore della sanita') avrebbe versato allo stesso Cal a Lugano per le attivita' estere del San Raffaele.
Secondo quanto si e' appreso Dacco' avrebbe riferito che i suoi rapporti con Cal si intensificarono nel 2006 quando insieme ad altri soci che operavano nel mondo delle cliniche compro' l'ospedale San Giuseppe di Milano.
