ROMA – L'operazione promossa dal Vaticano per il salvataggio dell'ospedale San Raffaele è un'iniziativa meritoria e non prevederà l'utilizzo di ''soldi del Papa'', che sono invece destinati a fini caritatevoli, nè ''fondi della Cei, cioè della Chiesa italiana''. E' quanto afferma il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, parlando del caso del San Raffaele nella rubrica delle risposte ai lettori.
''Siamo al cospetto di un'iniziativa – spiega Tarquinio – tesa a esplorare la possibilità di evitare il fallimento di una delle strutture sanitarie e di ricerca medica più efficienti e avanzate del nostro Paese, una struttura d'eccellenza aperta a tutti (cioè integrata nella sanità pubblica) che purtroppo non è stata amministrata con altrettanta eccellente dedizione''.
''Ovviamente non so quali esiti avrà una ricognizione decisamente difficile, che ha tempi stretti per svilupparsi e che vede in campo personalita' eminenti designate dalla Santa Sede e un ''gran risanatore'' come Enrico Bondi – osserva il direttore del giornale dei vescovi -. Nè so quanti soldi saranno eventualmente necessari, ne' da chi verranno''.
''Di una cosa sono però certo – prosegue -: non saranno 'soldi del Papa', cioè non saranno i fondi della sua assidua carità. E non saranno neanche fondi della Cei, cioè della Chiesa italiana. Poichè, inoltre, gli euro non crescono sugli alberi, immagino che se il piano di salvataggio decollerà, ci sarà un'opera di finanziamento''.
''E immagino anche che sarà trasparente – su questo gli impegni dei nuovi amministratori del 'San Raffaele' sono decisamente chiari – come trasparente si vuole giustamente che sia ogni altro nuovo capitolo di una storia scintillante eppure gravata da troppe ombre'', conclude Tarquinio.
