ROMA – Se sono necessari anche dei mesi per poter effettuare una visita specialistica o un intervento chirurgico in una struttura sanitaria pubblica, puo' accadere che il paziente sia allettato dalla proposta di medici poco scrupolosi di affrettare i tempi passando ad una struttura privata.
Naturalmente dietro adeguato pagamento. E se cio' accade, e' anche perche' mancano i controlli per impedire questo 'travaso' di pazienti dal pubblico alla libera attivita' professionale dei medici. E' quanto accadeva, ad esempio, all'ospedale Cardarelli di Napoli, dove un'inchiesta dei carabinieri del Nas e Guardia di finanza ha portato oggi all'arresto del primario di Ortopedia, Paolo Jannelli.
Misure cautelari sono state decise dalla Procura di Napoli per tredici medici e paramedici accusati di concussione, abuso d'ufficio, falso e truffa a danno della PA. In manette Iannelli, ai domiciliari il fratello: Avrebbero dirottato verso la clinica privata Villa del Sole (di proprieta' dello stesso Jannelli) pazienti dell'ospedale Cardarelli.
Plauso per l'operazione e' giunto dal ministro della Salute, Renato Balduzzi: ''E' stato colpito il malaffare in sanità'', ha affermato, sottolineando la necessita' di ''tenere altissima la guardia perché le tentazioni sono molteplici, e l'operazione di Napoli è emblematica perché ha permesso di far luce su una rete preoccupante di medici, paramedici e amministratori e assicurare alla giustizia professionisti che hanno inquinato le relazione tra medico e paziente costruendo un sistema di illegalità nelle prestazioni sanitarie in regime di intramoenia''.
E proprio il sistema dell'intramoenia finisce oggi sotto accusa: in vigore e', infatti, la cosiddetta intramoenia allargata, cioe' la possibilita' per i camici bianchi dipendenti del Ssn di praticare la libera professione fuori dalle strutture pubbliche qualora queste ultime non abbiano predisposto gli spazi adeguati.
Il decreto Milleproroghe fissa pero' al 30 giugno 2012 il termine per tale regime transitorio. Dopo tale data i medici dovrebbero dunque svolgere attivita' dipendente e 'privata' sempre all'interno dei nosocomi. Fino ad allora, sostiene ad esempio il Codacons, sara' difficile bloccare il meccanismo di 'dirottamento' dei pazienti verso le cliniche private: ''Il fenomeno – avverte l'associazione – e' molto esteso''.
E' ''chiaro che l'applicazione della legge 120 del 2007 sulla libera professione intramoenia non può più essere rimandata. Si sta permettendo da troppo tempo a pochissimi medici meno virtuosi di fare dieci prestazioni negli ospedali pubblici e cento nel proprio studio o nella propria clinica privata, a scapito dell'universalità di accesso alle cure garantita dal nostro Servizio Sanitario Nazionale (Ssn)", afferma il presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn Ignazio Marino.
Intanto, per i medici sottoposti a misure restrittive della libertà e' scattata la sospensione dall'Albo, ha annunciato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, secondo il quale l'accaduto a Napoli rappresenta pero' un ''caso isolato''.
E se anche il Tribunale per i diritti del malato chiede lo stop dell'intramoenia allargata, il sindacato dei medici dirigenti Anaao punta il dito contro la mancanza di controlli.
Legare le retribuzioni al merito, ma dire stop alla libera professione dei medici e' invece la soluzione indicata da Giovanni Monchiero, Presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie ed Ospedaliere (Fiaso), per contrastare i fenomeni di abuso.
