Sarah Scazzi, Michele anticipo’ in auto la confessione

TARANTO – ”Mi dispiace per la mia famiglia io adesso li scopriro”’. Sono le 6.59 del 5 ottobre 2010, Michele Misseri e’ nella sua Seat Marbella e pronuncia, in dialetto paesano, quelle parole. Non sa che in auto c’e’ una microspia, sembra quasi che si stia preparando ad una
confessione. Il giorno prima, alle 16.20, i carabinieri gli hanno notificato un invito a presentarsi in caserma, al comando provinciale di Taranto. L’appuntamento e’ per le 9,30 del 6 ottobre, mancano poco piu’ di 24 ore. Quell’appuntamento coincidera’, per Michele Misseri, con l’ammissione, dopo ore di interrogatorio, di aver nascosto il cadavere di Sarah.

L’anticipo di confessione e’ sottolineato dal gip del Tribunale di Taranto Martino Rosati nell’ordinanza di custodia cautelare firmata nei confronti di Cosima Serrano e di sua figlia Sabrina Misseri. Per il giudice quelle parole – ”Mi dispiace per la mia famiglia..io adesso li scopriro’.. – si riferiscono proprio all’omicidio di Sarah e alle conseguenze che avrebbe portato, di li’ a poco, la sua confessione. Michele e’ solo in auto, dunque ”senza nessuno a cui mentire” rileva il giudice, e pronuncia quelle parole ”con un
filo di voce e con tono sofferto”.

Da quelle frasi si comprende, scrive Rosati, che ”l’evento doloroso riguardava la propria famiglia” e che ”fino ad allora era stato tenuto nascosto, ovviamente per proteggerla”. E si intuisce anche, per il gip, che la sua scelta non e’ condivisa dagli altri famigliari. ”Cosa vogliono dire, dicano quelli..e’ andata cosi, che vogliono fare, fanno a tua figlia..io non li credo”, e poi, dopo una pausa, ”se uno non fosse voluto andare..”. Frasi
smozzicate, brevi riflessioni di un uomo abituato piu’ a parlare con i contadini della zona che a se stesso. E quell’inciso ”io non li credo” che, per il giudice, e’ indicatore di due circostanze: l’omicidio era stato compiuto in assenza di Michele, o comunque lui non vi aveva assistito; e ancora, che piu’ persone lo volevano convincere inutilmente di qualcosa. Per Michele Misseri, che da quel 6 ottobre 2010 ha fornito agli inquirenti sette versioni diverse del delitto cambiando almeno tre volte la scena cruciale, si prospetta un altro interrogatorio in carcere, questa volta chiesto e ottenuto dalla difesa di Sabrina Misseri. Sabrina, sua figlia, che nell’incidente probatorio del 19 novembre 2010 lui ha accusato
di essere stata l’autrice materiale dell’omicidio. Accusa che al momento, sul piano della documentazione probatoria, ha ancora un peso rilevante.

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