TARANTO, 4 LUG – Nell'inchiesta sull'omicidio di Sarah Scazzi, Sabrina Misseri ha fornito, cosi' come la madre Cosima Serrano, un alibi falso e ''ha continuato in tale suo comportamento mendace anche nella ricostruzione dei momenti antecedenti e successivi all'omicidio della cugina''. Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame, motivando il rigetto al ricorso dei difensori delle due donne che ne avevano chiesto la scarcerazione.
In particolare Sabrina ''ha fatto di tutto – e' scritto nell'ordinanza – affinche' gli inquirenti non venissero a conoscenza dello stato d'animo della vittima, e cio' anche attraverso un utilizzo artatamente distorto delle dichiarazioni rilasciate ai mezzi di informazione''; inoltre ''ha impedito al padre di parlare con terzi della scomparsa della cugina''. E ancora, ''ha indirizzato l'attenzione di amici e parenti su altre piste quali quelle del rapimento per prostituzione, del trapianto d'organi e della bandate romena''; ha ''adombrato forti sospetti sulle amicizie di San Pancrazio Salentino, asseritamente poco raccomandabili, intrattenute dal padre della vittima''. Infine, ha ''ripetutamente sostenuto, sin da subito, che la cugina era ormai morta rivelandosi pertanto inutile la spasmodica attivita' di ricerca''; e ''ha tentato di depistare intenzionalmente gli stessi investigatori convocando presso la sua abitazione, circa 10 giorni dopo la scomparsa della vittima, il sovrintendente della Polizia di Stato Lanzo Daniele, suo conoscente, esternandogli ulteriori sospetti sullo zio – Giacomo Scazzi – e invitandolo ad indagate sulla 'gente' di San Pancrazio Salentino''.