Scambio di embrioni, altro caso al Pertini? L’ospedale: “Falso, pronti a denunciare”

Scambio di embrioni, altra denuncia. Il Pertini: “Falso, pronti a denunciare”

ROMA – Una seconda denuncia per uno scambio di embrioni, anche stavolta al Pertini di Roma. Ma l’ospedale nega e il direttore generale della Asl Roma B si dice pronto a denunciare.

Dall’altra parte, però, c’è una coppia in attesa che sostiene, amniocentesi alla mano, che nella pancia della donna sia stato impiantato un embrione che non ha il patrimonio genetico di nessuno dei due genitori. Un giallo da risolvere e il sospetto che alla base di tutto ci siano dei referti falsificati.

Il direttore Generale  ASL Roma B, Vitaliano De Salazar, da cui il Pertini dipende dice che “l’ospedale continuerà i suoi approfondimenti e contestualmente è pronto a rivalersi nelle sedi istituzionalmente competenti nei confronti degli autori del procurato allarme”.

Dalle verifiche svolte, in particolare, risulta, spiega De Salazar, che “non è stata effettuata alcuna amniocentesi presso l’ospedale Sandro Pertini in data 11/5/2014 (peraltro domenica); dal registro della sala operatoria della procreazione medicalmente assistita dell’ospedale Sandro Pertini non esiste nessun nominativo riconducibile ai denuncianti; a questo si coniuga quanto dichiarato dalla Professoressa Grammatico, genetista del San Camillo, che parla di “manomissione su dati di altri referti”. 

La coppia, Giacomo e Maria, ha spiegato a Repubblica di aver fatto l’amniocentesi a maggio presso l’ospedale San Camillo di Roma. E’ da questo esame che sarebbe arrivato il verdetto: la bambina che la donna aspetta non era figlia della coppia che a dicembre si era sottoposta alla fecondazione assistita presso il Pertini, esattamente come la coppia che ad aprile aveva denunciato il primo caso di scambio di embrioni.

La professoressa Grammatico, genetista del San Camillo, dice a proposito dell’amniocentesi: “Ho visionato i referti degli esami che sarebbero stati effettuati nel laboratorio che dirigo e non sono autentici”.

“Dalla documentazione allegata emergono una serie di falsi – sottolinea la dottoressa Grammatico – dalla carta intestata che non usiamo da tempo, alla data in cui la donna si è sottoposta al prelievo, che corrisponde a una domenica, alla numerazione della richiesta che non corrisponde alla nostra, al referto di valutazione genetica che non corrisponde all’aminiocentesi fatta”. Il direttore del Laboratorio di Genetica ha poi aggiunto: “insieme alla Regione, alla direzione dell’Asl e del mio ospedale valuteremo come procedere”.

Un referto falsificato, dunque? Forse una nuova amniocentesi potrà chiarire ogni dubbio. La coppia, sostenuta dall’associazione Agitalia, ha raccontato la sua vicenda a Repubblica mercoledì:

“Ci viene consigliato – racconta la coppia – di sottoporre il feto all’amniocentesi, data anche la nostra non più giovane età. E così, quasi per caso, scopriamo quello che qualsiasi genitore non avrebbe mai voluto scoprire. L’esito dell’esame diagnostico effettuato al San Camillo non evidenziava alcun tipo di malformazione, ma l’esame del liquido amniotico sottolineava un profilo genetico del feto non compatibile con quello della madre. In poche parole, era certo che l’embrione impiantato non era quello frutto della fecondazione dell’ovulo di mia moglie. E se la madre è ignota…

Figuriamoci il padre, ci è stata consigliata una indagine genetica più approfondita, ma non vorrei neppure pensare che il mio seme abbia fecondato l’ovulo di un’altra donna – ha continuato Giacomo – I medici ci hanno messo davanti ad una scelta. Avevamo sette giorni di tempo per decidere se tenere quella che avevamo scoperto essere una bambina, oppure effettuare un aborto terapeutico. Ma abortire ci è sembrato un delitto a tutti gli effetti. Non ci importa di sapere chi siano i genitori, ora mia moglie è al sesto mese e anche se a maggio abbiamo scoperto che il profilo genetico della nostra bimba non corrisponde né al mio né a quello di mia moglie la nostra bambina avrà un padre e una madre che si prenderanno cura di lei”.

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Elisa D'Alto