Roma, teatro di scontri da sempre: la manifestazione di protesta del 14 dicembre scorso ha richiamato alla memoria di molti il clima e le tensioni degli anni Settanta. Motivazioni, epoche, protagonisti diversi, ma lo svolgimento dei fatti richiama scene già viste. Come un episodio della Pasqua 1979. Allora una grande retata a sorpresa portò in carcere decine di militanti e soprattutto i vertici di Autonomia Operaia. 31 anni più tardi i 23 ragazzi finiti in carcere, invece, sono stati subito rimessi in libertà: troppo labili le accuse a loro carico per giustificare il carcere.
Quello del 1979 invece fu il giorno degli arresti dei principali esponenti di quell’area: dai fatti del 7 aprile prese nome l’inchiesta per associazione sovversiva condotta dall’allora pm di Padova Pietro Calogero, che emise in tutto 22 mandati di cattura e che sino a quel momento era noto per essere stato tra i primi magistrati ad indagare sulla ”pista nera” della strage di piazza Fontana.
In carcere finì per la prima volta il professor Toni Negri, docente universitario, studioso di marxismo, ritenuto l’ ideologo dell’ area dell’ autonomia. Con lui vennero arrestati alcuni tra i massimi esponenti dell’ autonomia padovana e milanese come Lauso Zagato, Mario Dalmaviva, Luciano Ferrari Bravo, Oreste Scalzone.
Altri, invece, come Franco Piperno riuscirono a fuggire. Si scatenò una bufera che poi ebbe altri seguiti, con blitz che portanono in carcere decine di persone gravitanti nell’area dell’Autonomia, e si parlò di un ”teorema Calogero”, in base al quale lungo l’ arco di un decennio, scioglimenti solo apparenti e un sottile ”filo rosso” avrebbero legato il gruppo dirigente di ”Potere operaio” ai vertici dell’ Autonomia e delle Brigate rosse.
Qualche anno dopo Calogero disse di non aver mai tentato di dimostrare che Autonomia Operaia e le Brigate rosse ”erano la stessa cosa. Ho cercato di provare – spiegò – che tra queste due organizzazioni vi era un progetto strategico comune”.