Scuola, distanziamento e classi pollaio (Ansa)
ROMA – Scuola: con la riapertura, forse, il 14 settembre, sul quando c’è perlomeno un largo consenso politico, in attesa del parere del Comitato tecnico-scientifico e della decisione finale della Conferenza Stato-Regioni.
Sul dove – cioè in aule scolastiche di quanti studenti, i banchi a quale distanza fra loro etc… – siamo al paradosso, per citare l’apertura del Corriere della Sera sul sito.
I decreti emergenziali impongono infatti il distanziamento anti-Covid, quindi ampi spazi e pochi studenti, la normativa vigente prevede invece l’accorpamento automatico delle classi poco numerose.
Perché dette classi devono essere costituite con un numero medio di alunni non inferiore a 22.
E’ quanto stabilisce ancora l’ultima nota di aprile del Ministero dell’Istruzione.
Per cui due classi, una di 16 e una di 18 (è il caso di una scuola di Roma) si trasformano in un mostro da 34 alunni.
Classi pollaio, appunto. E con il Covid e il distanziamento, come la mettiamo?
Senza considerare, come denunciano i presidi, che in almeno il 40% delle aule scolastiche è praticamente impossibile mantenere un distanziamento di un metro tra i banchi.
“Cosa facciamo in questi casi? Questa è la domanda principale a cui dovrebbero rispondere le linee guida”, dice Antonello Giannelli, che guida l’associazione nazionale presidi.
Per quanto riguarda invece le linee guida per la ripartenza a settembre, il ministero ne discuterà con i sindacati domani 24 giugno.
Le ipotesi vanno nella direzione di banchi distanziati di almeno un metro.
Ma le Regioni propongono una superficie pari a 1,8 metri quadri ad alunno, per evitare criteri soggettivi che rischiano poi di creare problemi ai dirigenti scolastici.
E poi entrate e uscite scaglionate, classi divise in gruppi e l’utilizzo di palestre e aule di laboratorio.(fonti Ansa, Corriere della Sera, TecnicadellaScuola.it)