CAGLIARI, 14 SET – Cinquantaquattro anni, trenta di precariato nella scuola, peregrinando anno dopo anno, di paese in paese. Un docente cagliaritano racconta il suo dramma, ma mantiene l'anonimato per paura di perdere anche quel poco lavoro che riesce a strappare ogni anno alla ''lotteria delle cattedre annuali''.
La sua e' una delle centinaia di storie drammatiche che riguardano il mondo della scuola e la contrazione delle cattedre. Professore di educazione fisica e da quarant'anni allenatore di pallavolo in serie A, Giovanni – cosi' lo chiameremo, e' uno dei T.D, tempo determinato, che si presenta a inizio anno all'Ufficio scolastico regionale per sperare di ottenere una supplenza.
''Un calvario che sembra non avere fine – racconta – salto da decine di anni da una graduatoria all'altra, prima si chiamava a titoli, ora viene definita graduatoria permanente, ma la sostanza non cambia, arrivo al secondo, primo posto, ma il ruolo non arriva mai. E' estenuante, e ora mi sono anche ammalato, un grave problema al sistema immunitario che i medici riconducono allo stress e alle preoccupazioni accumulate negli anni per la condizione di lavoro instabile''.
Un curriculum di tutto rispetto, vincitore di due concorsi, nell'84 e nell'87, una grande passione per lo sport con riconoscimenti a livello nazionale. Una risorsa potenzialmente preziosissima per l'istruzione pubblica in Sardegna.
''Per la scuola, invece – dice sconsolato Giovanni -, sono solo un numero in coda cui assegnare una cattedra annuale, se va bene, e sempre piu' spezzoni di ore. L'anno scorso me ne hanno assegnato solo 8 a Sant'Antioco, 160 chilometri all'andata e altrettanti al ritorno, per una paga di 641 euro al mese e una famiglia da mantenere.
Quest'anno ho ottenuto dieci ore ma sono passato dalle superiori alle medie: quindi tutto da rifare, daccapo. Mi sostiene solo la passione – confessa – ma e' umiliante ritrovarsi a questa eta', e dopo una brillante carriera scolastica, a dover rincorrere un tozzo di pane''.