ROMA, 21 MAG – Le donne si allontanano sempre piu' dalla Chiesa cattolica, e se il fenomeno si inserisce nel piu' generale abbandono da parte dei giovani, ha radici piu' lontane: si constata ''fuga delle quarantenni'' dalla Chiesa, con conseguenze preoccupanti sulla vita ecclesiale e la trasmissione della fede. Lo denuncia la Rivista del Clero italiano, mensile della Universita' cattolica, invitando inoltre ad interrogarsi sulle conseguenze della ''scomparsa delle suore'' e sulle ricadute che la progressiva diminuzione delle appartenenti a ordini religiosi femminili ha sulla Chiesa. L'argomento e' affrontato in un articolo di Armando Matteo ''La fuga delle quarantenni – Nuovi scenari del cattolicesimo italiano'', e acquista particolare interesse alla luce della riflessione dei vescovi italiani, che cominciano oggi la loro 64.ma assemblea generale con come primo punto all'ordine del giorno il ruolo degli adulti: ''gli adulti nella comunita': maturi nella fede e testimoni di umanita''', e' il titolo scelto dalla Cei.
L'autore del saggio, docente di Teologia fondamentale all'Urbaniana, mette a fuoco ''il progressivo allontanamento delle giovani generazioni femminili dal cattolicesimo'', un ''elemento di novita' particolarmente significativo ed allarmante, – commenta – in un Paese in cui la trasmissione della fede e' da sempre matrilineare''. Nella pratica religiosa, e piu' in generale nella vicinanza alla Chiesa, osserva Matteo analizzando i dati di alcune ricerche sociologiche recenti, ''e' sulla linea femminile che si registra il mutamento generazionale piu' alto: lo scarto rispetto alla frequenza alla messa tra gli uomini nati prima del 1970 e quelli nati dopo il 1970 e' di 15 punti, e' invece di ben 25 punti lo scarto tra le donne nate prima del 1970 e quelle nate dopo il 1970; e, in riferimento alla fede in Dio – prosegue Matteo – si passa da uno scarto maschile di soli 7 punti, tra i nati prima e quelli dopo il 1970, a uno femminile di 12 punti, prendendo in considerazione le nate prima e quelle dopo il 1970''. Il 1970 e' in qualche modo una data simbolo, poiche' e' ''con le donne nate nel 1970 che inizia quel progressivo cammino di omogeneizzazione dei comportamenti tra uomini e donne in relazione alla pratica della fede'' che si compie nelle giovani nate dopo il 1981. I giovani nati dopo questa data, maschi e femmine, hanno comportamenti convergenti circa la pratica religiosa e, a parte il fatto che le ragazze pregano di piu', maschi e femmine in egual misura ''vanno di meno in chiesa, credono di meno, hanno meno fiducia nella Chiesa, si definiscono meno cattolici e ritengono che essere italiani non equivalga ad essere cattolici''.
Questa generazione di donne ha iniziato a ''rompere una tradizionale alleanza con la realta' della Chiesa, una alleanza che – afferma la Rivista del clero – ha sicuramente giovato ad entrambi i partner, ma che ora chiede di essere di nuovo rinegoziata''. Riflettendo sul ruolo delle madri nella trasmissione della fede e sul peso degli ordini femminili nella Chiesa cattolica, Matteo conclude con una domanda: non e' che ''negli ultimi anni ci si e' preoccupati piu' delle conseguenze sociali, politiche, economiche, culturali della fede, dando per ovvio l'esistenza e la trasmissione di questa stessa fede? Parlare di fede, di iniziazione alla fede, di nuova evangelizzazione, – osserva l'autore – significa dunque in misura significativa parlare delle quarantenni e della loro fuga''.(giovanna.chirri@ansa.it).
