
ROMA – Un cappio intorno al collo, un colpo di fucile in petto e in tasca una bolletta che non poteva pagare. Sergio Cola, un fabbro di Tivoli di 63 anni, si è tolto la vita il 22 novembre. A trovare il corpo dell’uomo nella sua officina, che avrebbe dovuto chiudere, il suo socio.
Un bigliettino scritto a mano ed un video messaggio spiegano alla moglie e ai due figli il perché del disperato gesto. Una spiegazione che però alla famiglia non basta e che li lascia nella totale disperazione: “Se solo ci avesse chiesto aiuto”, si ripetono i figli Alessandro e Giuseppe.
Un uomo solare e allegro, così amici e familiari descrivono Sergio. Nessuno avrebbe mai immaginato un tale gesto, spiega Fulvio Ventura su Il Messaggero:
“Nessuno, né i famigliari né il suo socio – e fraterno amico di una vita – sospettavano qualcosa. «Nessuno poteva immaginarlo, credeteci, siamo distrutti dal dolore e dalla sorpresa – dicono con un filo di voce i figli, Alessandro e Giuseppe – fino a poco prima era allegro come sempre. Se magari ne avesse parlato, se ci avesse chiesto aiuto…»”.
Un biglietto ed un breve video, così Cola ha salutato i suoi cari:
“L’artigiano ha voluto lasciare un biglietto e un breve video per salutare tutti i suoi parenti, dalla moglie ai due figli, dal nipotino di pochi mesi agli amici e anche il suo sacerdote. Nel video, di appena 20 secondi e girato con il suo telefonino, l’uomo rivolge un pensiero ai suoi cari e poi li saluta con la mano, prima di poggiare il cellulare vicino al biglietto e, sembra, al sollecito di una bolletta della luce di 200 euro”.
Proprio quel sollecito sarebbe stato il fattore scatenante del gesto disperato, che nessuno si aspettava dall’uomo:
“«Papà era una persona davvero buona e onesta – hanno ricordato i due figli Alessandro e Giuseppe, mostrando la foto del padre con in braccio un cucciolo – forse anche troppo generosa. Lo fosse stato un po’ meno, non avrebbe avuto tutti questi problemi». Domani è prevista l’autopsia. L’indagine è affidata alla polizia”.
