ROMA, 15 DIC – Fingendo di essere un commissario di esame, s'intrufolo' nelle aule dove si svolgeva la prova scritta per l'abilitazione alla professione forense. Scoperto e denunciato, adesso e' stato cancellato dall'Albo e su lui pende un procedimento penale per il reato di sostituzione di persona. La vicenda risale al dicembre dello scorso anno e al tempo ebbe una grande eco mediatico.
Arrivo' al Consiglio forense romano una relazione nella quale alcuni agenti della 'penitenziaria' segnalavano di aver notato aggirarsi nelle aule una persona, poi identificato nell'avvocato S.F., che non sembrava un commissario esaminatore (anche se aveva un tesserino di riconoscimento appuntato sulla giacca). Nelle tasche del professionista furono trovate le tracce dettate poco prima ai candidati, appunti vari e schemi di atti giudiziari, due telefoni cellulari, trasmettitori e registratori.
Dal procedimento disciplinare, poi, emersero ulteriori 'singolarita'. Inizialmente S.F. sostenne di essersi trovato in zona per acquisire informazioni presso uno sportello dell'Agenzia delle Entrate e di essersi trattenuto nelle aule per salutare amici e colleghi; poi, che si era trattenuto per 'aiutare' la Commissione; infine, giustifico' la sua condotta illecita col fatto che voleva star vicino alla compagna (sotto esame) che si trovava in uno stato di difficolta' personale.
S.F. fu cautelativamente sospeso e adesso cancellato dall'Albo. Della vicenda e' stata interessata anche la procura che ha aperto un procedimento penale.
''Si tratta di un esempio di efficienza della nostra Istituzione – ha detto il segretario del Consiglio forense romano, Rodolfo Murra – In dieci mesi abbiamo celebrato e definito un procedimento aperto per fatti gravissimi che rischiavano di ingenerare nell'immaginario collettivo la malsana idea che tutti gli avvocati si comportano violando le regole''. La sentenza che ha inflitto la pesantissima sanzione e' stata appellata; a giudicare della vicenda sara' adesso il Consiglio nazionale forense.