BOLOGNA, 13 GIU – Si tratto' della messa in scena di un suicidio, che doveva servire ad evitare ancora il carcere, ma qualcosa ando' storto e divento' un suicidio vero anche se non voluto. E' questa la ricostruzione definitiva della morte di Silvio Balsamo, condannato per mafia, a cui un medico dell'ospedale di Montecatone di Imola diagnostico' una patologia irreversibile della spina dorsale che rende tetraplegici con un'invalidita' al 100%, quindi incompatibile con la detenzione carceraria, mentre in realta' l'uomo partecipava a balli di gruppo, guidava l'auto e aveva una normale vita sessuale, attivita' impossibili per chi soffre di siringomielia.
Con i certificati medici, Balsamo aveva ottenuto i domiciliari, e inoltre aveva ottenuto una pensione Inps da invalido da un migliaio di euro al mese, oltre a costosissime attrezzature sanitarie inutilizzate o usate solo come copertura per simulare l'invalidita'.
Per la vicenda sono finiti indagati tre medici e a breve partiranno gli avvisi di fine indagine. Balsamo e' morto a Imola nel gennaio 2010, a 42 anni, impiccato.
La ricostruzione fatta dall'inchiesta condotta dal Procuratore aggiunto Valter Giovannini, dal Pm Lorenzo Gestri e dalla squadra mobile di Bologna ha confermato quello che fu il sospetto del medico legale Roberto Nannini che dopo l'autopsia disse che si era trattato di un suicidio atipico. Fin dall'inizio l'inchiesta ipotizzo' come plausibile la messa in scena evoluta in suicidio. A conferma di questo, e' arrivata la testimonianza della persona che per ultima vide Balsamo, una donna che gli dava sostegno psicologico. La testimone ha riferito che quel giorno lo vide per la prima volta in piedi camminare, molto agitato, dopo che aveva subito la perquisizione in cui gli investigatori avevano portato via anche i dvd in cui si era fatto riprendere mentre ballava. Alla donna disse che l'unica possibilita' per evitare il ritorno in carcere – fino ad allora evitato con la falsa tetraplegia – sarebbe stato manifestare una patologia psichica, uno stato depressivo da indurlo al suicidio. E dalle analisi e' emerso anche che per rendere piu' plausibile il tentativo di togliersi la vita, aveva cosparso di sale il cappio, in modo che venisse amplificata la traccia lasciata dalla corda sul collo, anche senza una pressione eccessiva. Ma qualcosa ando' storto, forse scivolo', e cosi' la messa in scena divento' un suicidio non voluto.
Per la vicenda dei falsi certificati sono indagati Mauro Menarini, il medico bolognese di 52 anni responsabile del Dipartimento di Medicina riabilitativa ed Unita' spinale di Montecatone, con le accuse di false attestazioni in certificati medici e truffa; Augusto Costa, uno dei responsabili clinici di Montecatone, per false dichiarazioni al Pm, e per intralcio alla giustizia a Ilja Gardi, allora vicepresidente del Montecatone Rehabilitation Institute (dopo la notifica di un avviso di garanzia si era dimesso dall'incarico).