ROMA, 15 SET – Non ha sbloccato la situazione l'incontro tra il ministro per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, e i rappresentanti di regioni, comuni e province sulla manovra, momento clou di una lunga giornata di protesta – o di ''proposta'' come in molti l'hanno chiamata – in tutta Italia.
Il ministro Fitto a nome del governo in una conferenza stampa che è seguita all'incontro, ha auspicato la ripresa del dialogo ed ha annunciato che la prossima settimana convocherà un tavolo sul trasporto pubblico locale nell'ambito del lavoro più complessivo della Commissione paritetica che dovrà affrontare il tema della riforma di tutti i livelli istituzionali.
Regioni, Comuni e Province non ne sono usciti soddisfatti e hanno chiesto ''fatti concreti''. Il vicepresidente dell'Upi, Antonio Saitta ha detto che l'esito dell'incontro non è stato quello sperato mentre il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, pur riconoscendo che è stato fatto un passo avanti con l'istituzione del tavolo, ha anche sollecitato ''fatti''.
Prima dell'incontro regioni, comuni e province avevano inviato una lettera congiunta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nella quale hanno sollecitato l'insediamento della Commissione paritetica, chiesto un Patto di stabilità più equo che non deprima la crescita. Sul tema sviluppo hanno anche coinvolto i presidenti di tutte le forze sociali e imprenditoriali.
Vasco Errani, presidente della Conferenza delle regioni, il governatore del Lazio, Renata Polverini e della Basilicata, Vito De Filippo, nel corso dell'incontro hanno consegnato simbolicamente al ministro Fitto i contratti del trasporto pubblico locale su ferro mettendo in evidenza l'ingestibilità delle ultime tre manovre che hanno tagliato al settore ben 1.450 milioni di euro.
''Ma in gioco – hanno detto in coro – non c'è solo il trasporto, c'è la sanità, la manutenzione dell'edilizia scolastica, quella della rete stradale, l'assistenza alla persona, in una parola i servizi ai cittadini messi in discussione da decisioni unilaterali''.
''Ai servizi – ha detto Errani – non dovrebbe essere sottratto neanche un euro. Il governo ha alimentato il conflitto e ora deve risolverlo, noi siamo scesi in piazza per proporre non per danneggiare i cittadini''.
E mentre nei diversi Comuni sparsi ovunque i primi cittadini hanno inventato forme di protesta inedite, le province riunite questa mattina nell'assemblea straordinaria della loro associazione, l'Unione delle province, ospite d'onore il segretario della Cgil, Susanna Camusso, hanno annunciato che declineranno ogni responsabilità rimettendo al governo eventuali avvisi di garanzia che dovessero ricevere se non potranno garantire la sicurezza degli edifici scolastici e saranno costretti a chiudere le scuole.
A rischio – secondo gli amministratori – è la democrazia stessa e la tenuta coesiva del Paese, si scaricano le tensioni su regioni, comuni e province, facendo passare il messaggio che le istituzioni sono un peso.
''Gli sprechi – ha detto il presidente dell'Upi (Unione della Province Italiane), Giuseppe Castiglione – non risiedono nelle Province, la casta va cercata altrove''. ''Se si vuole affrontare una riforma istituzionale bisogna farlo – ha aggiunto – in un quadro unitario e non a tratti; bisogna completare il Titolo V, istituire il Senato delle Regioni, ridurre anche il numero delle Province ma riformando la miriade di enti e consorzi che costituiscono il vero costo della politica''. In una parola si deve ricominciare daccapo.