Sismologo: "A Palermo nuova zona tettonica"

PALERMO – ''Un movimento tettonico in una zona 'complessa' con modalita' di rottura di tipo 'distensivo' rispetto a quella di tipo 'compressivo'''. E' questa l'analisi della forte scossa di terremoto registrata oggi al largo delle coste palermitane da Alberto Michelini, funzionario della sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.

L'Ingv in seguito a una serie di ulteriori accertamenti ha rettificato sia l'intensita' della scossa, di magnitudo 4.2 e non 4.3, sia la zona dove e' stata localizzata, piu' vicina alla costa: a circa 13 chilometri da Capaci, sulla direttrice tra Capo Gallo e Ustica, a una profondita' di circa dieci chilometri.

''Si tratta – spiega Michelini – di un sistema di faglie a mare relativamente nuovo rispetto a quello piu' spostato verso Nord Est dove, nel settembre del 2002, si registro' una violenta scossa di magnitudo 5.2. In questo momento stiamo analizzando il meccanismo focale relativo alla modalita' di rottura che e' stato di tipo 'distensivo', quando cioe' due zolle si allontanano e si registra un rilassamento. L'opposto di quando le faglie si scontrano e si verifica un movimento di tipo 'compressivo' che in genere avviene piu' a largo e a profondita' maggiori''.

L'esperto dell'Ingv spiega che nella tettonica normalmente questi due meccanismi convivono e che la zona dove si e' registrato il sisma appare particolarmente ''complessa'' dal punto di vista sismico. La scossa, seguita da due repliche di minore intensita', fortunatamente non ha causato danni. ''I fattori che possono determinare effetti devastanti – spiega Michelini – sono sostanzialmente tre: la magnitudo, la profondita' e la vicinanza ai centri abitati. Il sisma, inoltre, si irradia non in maniera circolare con ma con lobi di radiazione, come nel caso delle antenne''.

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